• mercoledì , 24 Luglio 2024

Lo sciopero della Fiom del 9 marzo è fallito. Questo si che è un successo!

Se si dovesse compilare un bilancio della giornata di venerdì 9 marzo il saldo non sarebbe affatto negativo. I segnali di novità sono più numerosi ed importanti di quelli che è opportuno archiviare con un po’ di vergogna per questo povero nostro Paese. Tra le poste negative vanno indubbiamente inseriti lo sciopero, la manifestazione e il comiziaccio del il quale ha schierato la sua organizzazione contro tutto quanto è intervenuto negli ultimi tempi, anticipando, contemporaneamente, un giudizio critico nei confronti di tutto ciò che potrà accadere nei prossimi giorni, al tavolo del negoziato sul mercato del lavoro. Concludendo – come in altre circostanze – con la richiesta di uno sciopero generale. Ma qualcuno glielo ha spiegato al leader della Fiom che gli scioperi non aiutano quella ripresa economica da lui tanto sollecitata, come se bastasse per ottenerla?
La stramberia di questo signore di Reggio Emilia che, a capo di una setta di veterosindacalisti trinariciuti, si è impadronito della più gloriosa federazione di categoria della Cgil, si è spinta fino a rivendicare investimenti pubblici nelle infrastrutture (criticando per giunta la riforma bipartisan dell’articolo 81 della Costituzione perchè lui è a favore del deficit spending e non del pareggio di bilancio, un obiettivo che, peraltro, non è indicato nella norma dove si parla solo di equilibrio) pur appoggiando, nel medesimo tempo, la lotta dei pasdaran nella No tav che ostacolano in tutti i modi (leciti ed illeciti) una delle più importanti opere pubbliche (nazionali ed internazionali) attualmente in corso d’esecuzione. Come si può, allora, nutrire fiducia nel futuro dopo aver ascoltato il discorso di Maurizio Landini ed essersi accorti che lui crede proprio nelle cose che dice ? E’ vero. Questo è un aspetto molto preoccupante. In generale, gli altri sindacalisti – che sono persone intelligenti – sono i primi a chiedere scusa per le affermazioni che sono costretti a fare nello svolgimento del loro ruolo di rappresentanza. Prendete per esempio Luigi Angeletti: si vede subito che è il primo a sorridere di se stesso. Raffaele Bonanni riesce a mascherare meglio il suo disagio quando è costretto a rilasciare dichiarazioni demagogiche. Di Susanna Camusso, di solito particolarmente inespressiva, non si colgono ripensamenti, ma siamo sicuri che alla fine di ogni comizio si interroghi sulla sua performance oratoria con le seguenti parole: . Landini, invece, non ha dubbi. La sua determinazione rasenta il fanatismo.
Dove stanno allora le buone notizie in un giorno in cui è stato protagonista delle cronache il sindacalismo più becero, ormai divenuto ricettacolo di tutti i peggiori che infestano il Paese ? Le mettiamo in fila, una dopo l’altra.
In primo luogo, lo sciopero è fallito. Certo vi sono state astensioni dal lavoro a macchia di leopardo, ma il botto non si è verificato. E’ stato fischiato il segretario confederale incaricato di esprimere il sostegno della Cgil. La contestazione non ha riguardato il contenuto del discorso di Vincenzo Scudiere, ma il ruolo che lui stesso ricopre all’interno di una confederazione considerata eccessivamente moderata. Infine – udite ! udite !- il Pd non ha aderito alla iniziativa della Fiom. In giro per l’Italia, per giunta, si ha notizia di solenni bocciature, con voto bipartisan nei consigli comunali e provinciali, di ordini del giorno presentati, a sostegno della Fiom, da parte di forze della sinistra non presenti nel Parlamento nazionale.
Quello della confluenza di delegazioni No Tav, nel corteo e in piazza S.Giovanni, è stato sicuramente un buon motivo per declinare l’invito da parte di Bersani, ma rimane il senso di un pretesto, anche se va notato che, in tal modo, le rotture del Pd sono state due nella stessa giornata: una con i No tav, l’altra con la Fiom. E’ sicuramente una svolta, almeno sul piano della prassi. La sinistra si libera di un atavico complesso: quello di ritenere insostenibile l’essere sfidati da posizioni di sinistra (pas d’ennemi à gauche). In sostanza, le tute blu della Fiom con il loro capo Maurizio Landini hanno compiuto un capolavoro, finendo per isolarsi sempre di più (ormai godono solo del sostegno di Sel, dell’Idv e dei partitini neocomunisti). Hanno dimostrato, nella settimana in cui si apre nuovamente il negoziato, di essere delle tigri di carta. Contenti loro…

Fonte: Occidentale del 12 marzo 2012

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