• domenica , 21 Luglio 2024

Lo sciopero dei padroni. E gli operai vengono pagati

Il caso La protesta contro i sussidi alle rinnovabili. Crisi, così cambia la rappresentanza Lo sciopero dei padroni, e gli operai vengono pagati.Senza lobby,i Piccoli chiamano l`opinione pubblica.
«Volevamo fare controinformazione in maniera aggressiva, perciò abbiamo scioperato». Chi parla così non è un delegato della Fiom ma un padrone regolarmente iscritto alla Confindustria.
Paolo Fantoni, presidente dell`Assopannelli, è reduce dallo sciopero di due ore organizzato dai produttori di semilavorati in legno contro le lobby dell`energia e le sovvenzioni pubbliche per le rinnovabili. L`udinese Fantoni come i suoi colleghi Saviola, Frati, Trombini e tanti altri imprenditori sparsi per l`Europa ce l`hanno coni governi che danno soldi alle multinazionali per costruire centrali a biomassa che utilizzano il legno e fanno così schizzare i prezzi della materia prima. A metà mattinata di ieri le 21 aziende che in Italia producono pannelli si sono fermate in segno di protesta. I lavoratori sono stati regolarmente retribuiti ma le macchine hanno smesso di girare. Ma perché Saviola, Frati e Trombini, tranquilli imprenditori del Nord sono ricorsi alla protesta estrema? «Perché se avessimo agito per vie istituzionali nessuno ci avrebbe de- gnato di attenzione – risponde Fantoni- E visto che le sovvenzioni sono pagate con soldi di tutti volevamo coinvolgere l`opinione pubblica».
Il caso dei pannelli ha quindi una valenza che va al di là del semplice rovesciamento dei ruoli.
1 padroni che scioperano al posto degli operai. Segnala una difficoltà degli imprenditori nel farsi sentire, specie quando i loro interessi sono in conflitto con quelli di altri operatori, magari decisamente più grandi. E siccome i Piccoli non possono puntare sulla lobby, ecco che ricorrono all`opinione pubblica, quella che il sociologo francese Jacques Julliard ha incoronato come «la regina del mondo».
Per trovare un precedente,quantomeno assimilabile, bisogna tornare al`95 quando le associazioni industriali di Venezia e Treviso raccolsero 3 mila chiavi di aziende (che rischiavano di chiudere) e le recapitarono al premier Lamberto Dini, in segno di protesta contro la finanziaria. Altre esperienze riconducibili al filone dello spontaneismo imprenditoriale sono state sicuramente le assemblee degli artigia- ni ribelli di Jerago e la mobilitazione dei Contadini del tessile di Busto Arsizio.
Sommando tutti questi episodi si arriva a ragionare sulla rappresentanza degli interessi d`impresa in tempi di Grande Crisi. E di come non paia più sufficiente sostenere le proprie tesi nei luoghi deputati, siano essi i tavoli ministeriali, le audizioni parlamentari o l`azione quotidiana di lobby. Si sente il bisogno di parlare a tutti, di avere il consenso dell`opinione pubblica. In fondo per quale altro motivo, se non per questo, Sergio Marchionne sarebbe intervenuto a una trasmissione generalista come «Che tempo che fa»? E` ovvio che riflessioni di questo tipo tirano in ballo la crisi della politica e l`incapacità – si spera temporanea – di ascoltare la voce degli operatori economici, di filtrarne/accoglierne le richieste e, infine, di modificare norme e comportamenti.
Se la politica dovesse restare sorda non è azzardato ipotizzare uno, dieci, cento casi Asso- pannelli. Magari gli imprenditori del Nordest che scioperano per chiedere la Tav tra Milano e Trieste o le aziende della filiera dell`energia che si mobilitano contro i governatori antinuclearisti.
Se vogliamo restare su un piano più concreto allora c`è solo da registrare come la crisi abbia già ridisegnato la rappresentanza d`impresa. Le cinque organizzazioni dell`artigianato e del commercio hanno fondato Rete Imprese Italia, che seppur lento pede è destinata a occupare uno spazio strategico. Le maggiori centrali cooperative stanno lavorando a tappe forzate alla nascita di un unico soggetto di rappresentanza.
E anche Abi (banche) e Ania (assicurazioni) si sono prima federate e poi hanno deciso di aprire ad altre realtà dell`industria del risparmio.
Con questi chiari di luna meglio uniti che sparpagliati.

Fonte: Corriere della Sera del 30 novembre 2010

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