• mercoledì , 17 Luglio 2024

L’Italia reale firma i contratti

E’la regola di un giornalismo un po` cialtrone:per “fare notizia” bisogna raccontare che a mordere il cane è stato un uomo.
Così, da mesi gli italiani sono ossessionati dalle prodezze della Fiom e del suo leader, Maurizio Landini. Si direbbe quasi che la federazione dei metalmeccanici della Cgil sia ormai il solo sindacato esistente in Italia, al punto da scalzare, nell`attenzione dei media e nell`iniziativa politica, persino la confederazione di Corso d`Italia.
Durante l`ultima manifestazione a San Giovanni (non deve stupire la presenza di qualche decina di migliaia di persone, dal momento che la Fiom è divenuta il punto di riferimento della sinistra radicale e “reazionaria” in Italia) il segretario Guglielmo Epifani, sul palco in mezzo a Giorgio Cremaschi e allo stesso Landini, si è fatto addirittura strappare dalla piazza la promessa di uno sciopero generale.Quello dello sciopero generale è un impegno temerario e opportunista lasciato in eredità da Epifani a Susanna Camusso.
Agli italiani raccontano che è in atto un disegno perverso – di cui sono protagonisti il governo, la Cisl e la Uil, Sergio Marchionne – per cancellare il contratto nazionale di lavoro e violare i diritti fondamentali dei lavoratori.
Quanti non condividono questa analisi sono servi dei padroni, pronti a discriminare la Fiom, che da sola si erge a paladina della purezza della linea. Fior di intellettuali, già “cattivi maestri”, si precipitano a sottoscrivere appelli e a marciare con le valorose “tute blu”, a prova del fatto che la madre dei “pifferai della rivoluzione”è sempre incinta.
Ma è davvero questa la realtà sindacale del nostro Paese? Nessuno racconta agli italiani che, dopo l`accordo quadro del 22 gennaio 2009 (sottoscritto, come in tutte le altre occasioni, da dozzine di parti sociali, ma non dalla Cgil) sono stati stipulati – praticamente senza scioperi – ben 29 contratti nazionali che hanno coperto una platea di 4 milioni di lavoratori, soltanto nei settori con- findustriali. In tutto i contratti rinnovati sono stati una sessantina.
Questi accordi sono stati sottoscritti da tutti i sindacati, incluse le federazioni della Cgil. Eppure, a monte, stava un sistema di regole non condiviso. Ciò significa che i gruppi dirigenti delle categorie sindacali e quelli delle controparti datoriali si sono ingegnati a trovare delle soluzioni diplomatiche in grado di fare salve le rispettive posizioni di principio e di accontentare i lavoratori. Esiste forse un altro paese in Europa che – in un periodo di crisi economica violenta, mentre veniva autorizzato poco meno di un miliardo di ore di cassa integrazione possa vantare un clima di “collaborazione di classe” come quello che si è realizzato da noi? Se nel 2010 il Pil tedesco crescerà in misura pari a tre volte il nostro, lo si deve anche a una disponibilità della DGB a far lavorare di più a parità di retribuzione. E il tormentone di Pomigliano? Quante sono in Italia – dove sulla vicenda dello stabilimento campano si è detto di tutto (persino del ritorno allo schiavismo, della violazione della Costituzione e altre tragiche amenità) e per lunghi mesi – le persone informate che dall`applicazione dell`accordo tanto vituperato perverranno ai lavoratori incrementi retributivi di circa 250 euro mensili, tassati con una aliquota del 10% (perché questo è il trattamento fiscale riservato al salario collegato a una migliore produttività)? Proprio così: esiste un`Italia migliore di quella minoritaria degli “sfasciacarrozze”. Un`Italia, fatta di padroni e di operai, che ha ripreso a lavorare; un tessuto produttivo composto di tante piccole imprese capaci di esportare gran parte dei loro prodotti e di delocalizzare pezzi di lavorazione nei paesi in via di sviluppo. Imprese che hanno un solo cruccio: non intendono crescere al punto da mettersi in casa il sindacato, lo Statuto dei lavoratori e quant`altro.
Se più del 90% della nostra struttura produttiva è costituita da micro e piccole imprese non è colpa di un`epidemia di nanismo.
Sono gli handicap connessi al regime burocratico-sindacale che inducono le aziende a mantenere organici al di sotto dei limiti numerici oltre i quali scattano particolari vincoli legislativi (a partire dai 16 dipendenti di cui all`articolo 18 dello Statuto). Eppure, quando un sindacalista coraggioso, come Raffaele Bonanni, grida dal palco «Uno, cento, mille Pomigliano» la polizia è costretta a mandare i blindati in via Po, davanti alla sede della Cisl e tante “anime belle” rifanno la solita tiritera dei diritti violati.
Strano paese il nostro! La Fiat investe e consolida la sua presenza in Italia. Chiede solo, negoziando con i sindacati, che si lavori, non come in Polonia, ma come negli Usa. E viene subissata di improperi. Mentre tutto questo accade, prima Telecom, poi Unicredit compiono – tutti d`accordo – alcune operazioni di ristrutturazione, da cui deriveranno, nel giro di qualche anno, 10mila esuberi (ovviamente coperti da forme di assistenza e dal ricorso a prepensionamenti).Vi risulta che ne abbiano parlato a Ballarò?

Fonte: Il Riformista del 22 ottobre 2010

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