• domenica , 21 Luglio 2024

Le banche italiane promosse all’esame

Intesa, Unicredit, Mps, Banco Popolare e Ubi superano la prova Ue.
Le banche italiane superano senza problemi l’ esame dello stress test europeo. Che misura il grado di adeguatezza del capitale, quello di migliore qualità il cosiddetto core tier 1 , di fronte ad una serie di ipotetici eventi negativi, dalla caduta del prodotto nazionale al rapido aumento dei tassi di interesse a lungo e medio termine e a breve, al crollo dei corsi azionari. Per superare il test occorreva registrare un coefficiente patrimoniale superiore al 5%. Ebbene i 5 maggiori gruppi italiani che hanno partecipato all’ indagine condotta dall’ Autorità di vigilanza europea, l’ Eba e che sono Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Popolare e Ubi sono andate tutte ben oltre l’ asticella. Su 91 banche coinvolte nel test ne sono state bocciate 8 in Grecia, Spagna e Austria, mentre una banca tedesca non ha voluto pubblicare l’ esito facendo scendere il totale degli esaminati a 90. Per 16 istituti, che hanno superato di poco il 5%, ci sarà l’ onere di aumentare il capitale entro il 2012. Ed anche in questa zona grigia non ci sono le italiane, visto che l’ unica ad aver registrato un core tier 1 del 5,7% raggiunge il 6,2% con altri strumenti in grado di assorbire perdite e non ha in pancia titoli del debito sovrano dei Paesi a rischio. Quanto alle altre, Unicredit, l’ unica a non aver varato un aumento di capitale in corso di test, segnala un coefficiente del 6,7% che diventa del 7,2% con altri strumenti patrimoniali; Intesa Sanpaolo mostra il risultato più brillante con un 8,9% che sale al 9,2%; Mps rispettivamente 6,3% e 8,8% e Ubi 7,4% e 8,1%. In complesso la squadra italiana registra un risultato del 7,3% e del 7,9%, vicinissima alla media europea dell’ esito dello stress test pari al 7,7%. Il punto di partenza vedeva valori molto più distanti, ma le banche italiane hanno dimostrato di sostenere meglio lo stress. Soprattutto perché hanno varato in corsa aumenti di capitale pari a circa 11 miliardi di euro, un quinto di quelli avviati dagli altri istituti coinvolti nel test. Soddisfazione è stata espressa sia dal governo, sia dalla Banca d’ Italia che ha seguito l’ intera operazione. «I fatti ci hanno dato ragione, le banche italiane sono solide e sono in grado di resistere alle situazioni avverse», anche ad un eventuale ulteriore inasprimento del rischio di debito sovrano commenta il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni presentando i risultati assieme allo stato maggiore della Vigilanza e al vicedirettore generale Anna Maria Tarantola. Nei giorni scorsi le banche sono state bersagliate in Borsa sulla base di rumors che le volevano respinte al test e lo stesso governatore Mario Draghi era intervenuto per rassicurare. «Ci auguriamo di aver tagliato il circolo vizioso» aggiunge Saccomanni mentre Tarantola insiste sulla severità dello stress test basato su uno scenario negativo con solo l’ 1% di possibilità di concretizzarsi. Per l’ Italia le ipotesi erano un calo del 3,6% del Pil in due anni, il crollo del 15% della Borsa e l’ aumento sui mercati dei tassi a breve al 3,1% e di quelli a medio lungo al 5,9%, cioè al di sopra seppure di poco dei picchi raggiunti nei giorni scorsi dai Btp decennali.

Fonte: Corriere della Sera del 16 luglio 2011

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