di Fabrizio Onida
Non basta essere gigante energetico, terzo produttore al mondo di petrolio-gas dopo Usa e alla pari con l’Arabia Saudita, per essere gigante geo-economico-politico-militare-tecnologico. L’esito del conflitto russo-ukraino dipenderà molto dalle minacce e dalle azioni concrete di Trump e in minor misura dell’Europa. Non perdiamo di vista le numerose fragilità che minano le aspettative di una Russia oggi vincente contro la resistenza piuttosto indebolita delle forze armate e dei cittadini ukraini.
1) Economia: netto rallentamento in corso nella crescita, imposto dal calo delle esportazioni di petrolio e gas (sanzioni Usa ed Europa) e dalla debole domanda di consumi interni civili in una economia dal 2022 forzosamente riconvertita in economia di guerra. Il potere d’acquisto della popolazione è falcidiato dall’inflazione prossima al 10% (su cui graverà il recente aumento dell’Iva al 22% imposto dal crescente squilibrio del bilancio pubblico). Dall’invasione della Crimea del 2014 il reddito medio per abitante è calato dell’11% in
termini reali.
2) Le spese militari sono salite dal 20% (nel 2021) al 40% del bilancio federale a scapito di tagli severi nella spesa per sanità e scuola, mentre crescono le sacche di povertà, aumentano il già cronico alcolismo e la criminalità nelle aree urbane degradate.
3) Perdite umane: soltanto nel 2025 finora sono state denunciate perdite di soldati russi sul campo intorno a 100.000 uomini (sei volte le perdite registrate in Afghanistan). Dall’inizio dell’invasione (24 febbraio 2022) si stima una perdita di un milione di soldati russi e alleati (200.000 morti e 800.000 feriti).
Sono probabilmente cifre sottostimate.
Particolare odioso: centinaia di migliaia di cittadini ukraini nelle zone occupate sono soggetti a mobilitazione forzata per combattere nell’esercito russo contro altri cittadini ukraini.
4) Obsolescenza delle attrezzature: venendo meno le vendite di pezzi di ricambio, componenti e di interi impianti da parte di Usa ed Europa (di nuovo, impatto delle sanzioni variamente disegnate), la Russia dipende sempre più principalmente dalla Cina per la continuità dei processi, incluse catene di fornitura per la crescente automazione industriale e connessa diffusione di robots, Di recente Aeroflot si è trovata costretta a ridurre alcuni voli proprio per la mancata disponibilità di pezzi di ricambio precedentemente forniti da Airbus e Boeing.
5) Cooperazione scientifica: il CERN di Ginevra ha sospeso lo status della Russia come osservatore. Come conseguenza stanno chiudendosi centinaia di progetti congiunti, soprattutto in fisica-chimica-energia-spazio, e molti ricercatori russi cercano di trasferirsi in paesi neutrali (come Serbia e Turchia) e in Cina: una fuga di cervelli con perdita di prezioso capitale umano.
6) Investimenti diretti esteri: diversi gruppi esteri stanno chiudendo i propri investimenti in Russia (tra cui Unilever, Sony, Goldman Sachs, Danieli, Enel), una evidente inversione di tendenza rispetto al recente passato.
7) Nazionalizzazioni: contemporaneamente, anche come ritorsione contro il congelamento degli asset russi all’estero, Mosca ha proceduto a nazionalizzare (de jure o di fatto) oltre 60 gruppi internazionali con scarso o nullo indennizzo, un pessimo segnale per gli investitori internazionali: tra questi Renault e McDonald’s nel 2022, Carlsberg-Danone-Ikea nel 2023, Nokia-Bosch-Pepsico nel 2024.
8) Demografia: alta e crescente mortalità con bassa natalità fanno sì che già oggi la popolazione ultra-65enne è il 18% della popolazione totale e salirà al 24% nel 2050. Entro quella data si verificherà un calo demografico di 10 milioni sui 144 milioni attuali. Circa 700.000 emigrati, in discreta misura manodopera qualificata, si integrano assai meno nei paesi d’arrivo rispetto alla migrazione da paesi come Cina, India, Centro-Nord Europa, America Latina.
9) Clima: Il 65% del territorio russo è coperto da permafrost, il cui scioglimento già in corso a velocità 2,5 volte superiore a quella media del pianeta, oltre che provocare un’emissione accelerata di gas-serra che la Russia verrà chiamata in qualche modo ad arginare, secondo alcuni avrà un impatto negativo su almeno un quinto delle strutture e infrastrutture critiche (edifici che sprofondano, rete stradale e binari ferroviari alterati, tubazioni che cedono).
Lo Zar flette i muscoli militari che però non bastano a generare potenza economica e sviluppo civile.
(Sole 24 Ore, 30 ottobre 2025)
Fonte: Sole 24 Ore, 30 ottobre 2025