• giovedì , 18 Luglio 2024

La presenza ecclesiale nel governo Monti

Il governo tecnico del professor Monti ha in sé una dimensione che più politica non potrebbe essere, una presenza cattolico-democratica, che segna, per certi aspetti, una novità assoluta, l´emergere di una adesione ecclesiale diretta, rappresentata non tanto dal numero di ministri credenti ma dalla presenza di alcune personalità che trovano Oltretevere una fonte personale di legittimazione. Due, tra gli altri, appaiono di maggiore spicco: il fondatore della Comunità di Sant´Egidio, professor Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione internazionale e l´Integrazione, e il ministro dei Beni culturali, professor Lorenzo Ornaghi, rettore dell´Università cattolica. Due posizioni collocabili in quell´organigramma di un cattolicesimo democratico che sembra vorrebbe collegare e rappresentare le angosce di Paolo VI ai dilemmi che incombono su Benedetto XVI. Dilemmi che nel secolo scorso parvero risolti attraverso due tappe di diversissimo segno e in una opposta condizione politica: i patti Lateransi nel 1929 e il trionfo della Dc nel 1948. Non è, quindi, casuale che il tema si ripresenti oggi non solo in rapporto ad un evento pubblico, il convegno di Todi, organizzato da associazioni e movimenti cattolici animati dall´intenzione di rappresentare una svolta di fronte a una dialettica che aveva finito per restringersi al contrasto tra Segreteria di Stato e Conferenza episcopale, ma altresì in conseguenza di un altro fatto, non pubblico ma non per questo meno incisivo. Intendo riferirmi alla decisione, presa individualmente e personalmente dal Papa, di liberare la Santa Sede da ogni relazione che potesse essere intesa come ambiguo appoggio al degrado berlusconiano. La notizia mi è stata data da un alto prelato di grande prestigio, molto introdotto in Vaticano, di cui non mi è consentito rivelare l´identità.
Queste premesse mi hanno indotto a seguire con attenzione alcuni recenti documenti di parte cattolica fra cui il discorso di Andrea Riccardi ad un convegno sulla Dc, la Chiesa e il mondo cattolico (Roma, 19 novembre), tutto inteso a ripercorrere la strada per allargare l´orizzonte del partito cattolico e non ridurlo solo alla lotta al comunismo, «preoccupazione centrale di Pio XII che lo leggeva come un nuovo islam conquistatore e sradicatore della religione» … contro il quale bisognava «recuperare le destre e legarle alla Dc in uno schieramento anticomunista che si giocasse sulla bipolarità». Per contro, «la lotta al comunismo non era priorità assoluta per De Gasperi … per il quale la Dc non deve essere solo un partito cattolico, schiacciato nel bipolarismo comunismo-anticomunismo», capace per contro di inanellare invece «varie legittimazioni, cattolica, americana, dell´economia, elettorale, dei lavoratori. Un partito degli italiani al centro del sistema, capace di mediare, unire, sintetizzare … La politica per la Dc deve fuggire la solitudine e la contrapposizione bipolare, anche se questa può dare successo per un momento».
Il discorso di Riccardi tocca molti altri punti, riannodando fino ad oggi il percorso politico del cattolicesimo democratico e merita di esser letto nella sua interezza e approfondito. È, comunque, di grande significato che in un governo di salvezza nazionale, accanto all´impegno tecnico degli economisti, riaffiori un afflato politico che tanto ha contribuito alla storia d´Italia nell´ultimo secolo.

Fonte: Repubblica del 28 novembre 2011

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