• martedì , 23 Luglio 2024

Italiani ora con l’acqua alla gola

Acquedotti colabrodo: sprechi al 37%. Occorrono 60 miliardi. Lo Stato senza privati non ce la fa.Il 30% della popolazione bevendola rischia contaminazioni.
L’acqua è un bene pubblico, e come siamo contenti. Il popolo itagliano (ma sì, permettiamoci un «gl» d’antan, che stavolta ci sta proprio bene) ha votato compatto affinchè rimanga pubblica, e come siamo contenti. Peccato però che il popolo non conoscesse una serie di problemi gravi. Che forse non si sarebbero risolti, o non si risolverebbero, con la privatizzazione della gestione degli acquedotti ma senza dubbio vanno risolti in un modo o nell’altro e con un’urgenza, e con una mole d’investimenti (almeno 60 miliardi di euro!), tali per cui o i soldi li mettono i privati, ma se li mettono è per recuperarli con gli interessi, quindi rieccoci con la privatizzazione, oppure lo Stato, che però – con le pezze al sedere che ha – non riuscirà mai a metterli.
Ma andiamo con ordine. Oggi il 30% della popolazione, 18 milioni di persone, beve acqua non depurata. A rischio contaminazione. Si potrebbe dire: arrangiatevi. Poi ti spunta un’«escherichia coli» ringalluzzita da qualche ghiribizzo genetico, ritorna virulenta e omicida, ne stecchisce qualche decina in giro per l’Europa, e tutti riscopriamo l’importanza di avere, al rubinetto di casa, acqua pura.
Oggi la rete degli acquedotti italiana è demenziale. Conta circa 12 mila diversi impianti, su poco più di ottomila comuni è una cosa da non credere. È una gruviera di buchi, se è vero – com’è vero – che il 37% dell’acqua immessa viene sprecata.
Ma non basta: il 20% della popolazione è privo di fognature. Usa i pozzi neri, come una volta. Insomma, è uno schifo.
Per sanarlo, quest’obbrobrio, dobbiamo fare una nuova legge: oltretutto, siamo «sotto procedura Ue», nel senso che la commissione, dopo l’esito referendario, sta preparando una procedura d’infrazione contro l’Italia per non aver privatizzato la gestione idrica!
Il governo, poveraccio, c’aveva anche provato, ma la legge – che da sola non avrebbe mai giustificato il quorum referendario – si è trovata trascinata alla ribalta dal voto sul legittimo impedimento e dalla marea montante di antiberlusconismo ed è stata impallinata, quasi un «collateral damnage» della guerra a Berlusconi, come lo definirebbe uno di quei generali americani che ogni tanto mandano le loro bombe intelligenti sugli asili…
Intanto, con tempismo surreale, una nuova legge dopo il referendum è stata fatta: dalla Regione Puglia, per ripubblicizzare l’Acquedotto Pugliese, il vero totem dell’inefficienza gestionale pubblica, che era stato virtualmente privatizzato (cioè: reso privatizzabile) ma che naturalmente, ridotto a quel colabrodo che è, nessuno aveva veramente comprato.

Fonte: Italia Oggi del 28 giugno 2011

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