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“Italia, più rigore il Patto va rispettato”

L’Ue: nel 2012 deficit al 3,5%, potrebbe servire una manovra aggiuntiva
La crescita è «moderata», ma la nave va senza correre eccessivi rischi, se non quello di nuove azioni correttive per tenere la rotta virtuosa dei conti pubblici. La Commissione Ue stima che nel 2010 l’economia italiana si espanderà dell’1,1%, dato in linea coi numeri del governo. L’anno prossimo l’andamento si confermerà, mentre nel 2012 si punta all’1,4%, risultato sotto la media europea (2%). Colpa della poca produttività, spiega Bruxelles che immagina «un ritorno al tasso di sviluppo di prima della crisi», già allora «moderato». Il che, comunque, influisce sul bilancio, col rapporto deficit/pil del 2012 calcolato al 3,5%, sopra la soglia del 3% che Roma si è impegnata a passare. «L’Italia rispetti con rigore gli obiettivi – è l’appello – e se necessario disponga misure aggiuntive». Olli Rehn cita i Boomtown Rats di Bob Geldof, il musicista filantropo che lui chiama «poeta irlandese», e confessa che in genere «non gli piacciono i lunedì».
A mezzogiorno, mentre presenta le sue previsioni d’autunno, dice però che questo inizio di settimana gli pare buono, soprattutto dopo la domenica che il commissario per l’Economia ha passato coi ministri del Tesoro Ue per salvare l’Irlanda e quietare i mercati. «Oggi abbiamo notizie migliori – esordisce -. L’occupazione risale, la crescita continentale è più alta del previsto, i disavanzi pubblici sono in regresso». Tutto bene, insiste. Se non fosse che appena finisce di parlare le Borse, i differenziali sui tassi e l’euro vanno a rotoli come se nulla fosse stato fatto per curare i guai di Dublino. Non aiuta il tessuto economico che si rafforza, sebbene «in modo discontinuo». Rehn suggerisce che il pil europeo aumenterà dell’1,75% nel 2010-2011 e del 2% nel 2012 (Eurozona 1,8%). E’ una netta revisione al rialzo. Il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere al 9% fra due anni, mentre il deficit medio passa al 4,25% «grazie alle misure di risanamento adottate e alla ripresa».
Tuttavia si fa notare che numerosi Stati «attraversano un difficile periodo di aggiustamento». Per questo «è indispensabile portare avanti con determinazione il risanamento delle casse pubbliche e l’attuazione delle politiche per la crescita. Le turbolenze verificatesi sul debito sovrano segnalano la necessità di una forte azione politica». La mappa della crescita disegna un’Europa a due velocità. C’è la Germania che tira nel 2010 (+3,7), ma sta per frenare (+2 nel 2012), in buona solida compagnia di Paesi come Estonia e Lussemburgo che hanno messo la quinta. Ci sono quelli che vanno male, come Portogallo (ancora negativo nel 2011) e Grecia (-3% l’anno prossimo). Poi c’è la terra di mezzo, in fondo alla quale c’è l’Italia, dodicesima su sedici dell’Eurozona quest’anno, quattordicesima nel 2012, quando dovrebbe superare la «flessibile e testarda» Irlanda. La Penisola ha un ritmo tutto suo. Rehn rileva che «le debolezze strutturali sono destinate a pesare sulla capacità dell’economia di riprendersi rapidamente dalle severe perdite produttive registrate in recessione». Se l’aumento della domanda interna si profila debole (+1,1 nel 2012), meglio fanno gli investimenti (+3,1%), però sono dati sotto la media Ue, che l’Italia supera solo per l’inflazione (1,7 nel 2012).E’ un contesto da verificare, insieme con la finanza pubblica.
Il governo ha promesso un deficit al 2,7% del pil nel 2012, Bruxelles dice che si arriverà al 3,5%. Se tutto è confermato, potrebbe rendersi necessaria una correzione da mezzo punto di pil, cioè 7-8 miliardi. Dal canto suo, Rehn non si fida della strategia per il recupero dell’evasione («incorporata solo una parte» delle promesse del governo) e sconta il minor impatto della crescita. «La piena attuazione del piano di consolidamento aiuterà a prevenire un’impennata dei premi sui debiti sovrani e il probabile impatto negativo sul costo del capitale per l’intera economia», scrive l’esecutivo. Gli obiettivi, insomma, vanno rispettati, il deficit va spinto al 3%. «Se necessario – avverte il finlandese – dovranno essere presi ulteriori provvedimenti per conseguire l’obiettivo». E’ la minaccia della manovrina. Evitabile o inevitabile, è presto per dirlo.

Fonte: La Stampa del 30 novembre 2010

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