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Iran, ipotesi azione militari Usa e Gb:”Nulla è escluso”

Barack Obama non esclude la possibilità di un attacco militare per impedire all’ Iran di dotarsi di armi nucleari, e tuttavia continua a sperare nell’ efficacia di una raffica aggiuntiva di sanzioni internazionali, convinto che l’ «embargo» fin qui adottato abbia prodotto risultati assai positivi. Ma Gran Bretagna e Germania bisticciano sul da farsi, con Londra che contempla anch’ essa l’ opzione militare, mentre Berlino giudica impensabile un attacco. I tedeschi sono, invece, pronti ad un inasprimento delle sanzioni. Che, però, Cina e Russia non sono disposte a concedere, nonostante le pressioni esercitate da Obama sui presidenti dei due Paesi durante il vertice Apec conclusosi ieri a Honolulu. Il rapporto della Aiea sui tentativi del regime di Teheran di dotarsi di armi nucleari riporta l’ Iran in cima ai fattori di rischio per la stabilità e la pace nel mondo. Non è detto che Israele, che minaccia un’ azione militare unilaterale per tentare di distruggere centrifughe e impianti di arricchimento dell’ uranio, lancerà davvero il suo attacco: un «blitz» dal cielo che alcuni esperti ipotizzano per l’ inizio del 2012, mentre altri parlano addirittura di bombardamenti prima di Natale. Quella che, invece, è certamente già iniziata è la guerra delle parole, alimentata soprattutto da americani, inglesi e olandesi che non escludono il bombardamento delle installazioni nucleari iraniane. Curiosamente la Francia, che nel caso della Libia ha sempre spinto per l’ intervento militare e che sull’ Iran ha fatto trapelare la sua preoccupazione per l’ atteggiamento di un’ America che non vede sufficientemente determinata a mettere Teheran con le spalle al muro, ieri sera si è ufficialmente attestata coi tedeschi sulla linea della prudenza: «L’ Iran mostra una volontà di collaborazione pari a zero», ha commentato il ministro degli Esteri di Parigi, Alain Juppé, che poi, però, ha condiviso il «no» all’ attacco del suo collega tedesco Guido Westerwelle: «Un intervento militare farebbe più male che bene, trascinandoci in una spirale che poi sarebbe difficile da controllare». Proprio l’ esigenza di non apparire troppo rinunciatario ha spinto Obama a rimettere sul tavolo l’ opzione militare, anche se poi ha aggiunto che per ora punta tutto sull’ isolamento di Teheran. Il problema, notano molti analisti, è che le quattro ondate di sanzioni varate a partire dal 2006, per venendo accreditate dal presidente Usa come interventi di grande efficacia, non sono servite a fermare o rallentare la corsa all’ armamento nucleare del regime degli ayatollah. Qui la posizione degli Stati Uniti è resa particolarmente delicata da un paio di fattori aggiuntivi. In primo luogo l’ imminente ritiro americano dall’ Iraq lascerà un vuoto nell’ area del Golfo che Teheran ha tutte le intenzioni (e la possibilità) di riempire. Ritirandosi, infatti, gli americani lasciano a Bagdad un regime nel quale le forze prevalenti sono quelle degli sciiti filoiraniani. Il secondo elemento di vulnerabilità è dato dal «no» di Mosca e Pechino a nuove sanzioni. Ieri, al termine del vertice Apec, Obama si è detto fiducioso circa la possibilità di imporre all’ Iran un embargo ancora più rigido con la collaborazione di russi e cinesi. In realtà, però, questo è un momento di grandi frizioni Usa-Cina sul piano commerciale, valutario e anche del confronto politico-militare in Estremo Oriente. Pechino, così, ha già chiarito che sull’ Iran non concederà nulla a Washington, nemmeno un inasprimento delle sanzioni. E, nonostante il «reset» dei rapporti Usa-Russia, nemmeno da Mosca sono venute aperture: il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ieri non solo ha escluso di poter avallare alle Nazioni Unite nuove sanzioni all’ Iran, giudicando la denuncia dell’ agenzia Onu per l’ energia atomica (la Aiea) priva di ogni credibilità, ma ha «fatto muro» anche sulla Siria. Mosca continua a difendere con molta determinazione il regime di Assad, nonostante la decisione della Lega Araba di sospendere Damasco.

Fonte: Corriere della Sera del 15 novembre 2011

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