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Il sì di Parigi per Draghi alla Bce. “E’ l’uomo con le qualità giuste”

Ora è ufficiale: il presidente francese Nicolas Sarkozy ha sciolto le riserve e ha assicurato l’ appoggio dell’ Eliseo alla candidatura di Mario Draghi al vertice della Bce, la Banca centrale europea, in sostituzione di Jean-Claude Trichet che concluderà il suo mandato a fine ottobre. La Francia «sarà molto felice» di sostenere il governatore della Banca d’ Italia «che è italiano» ma è soprattutto «un candidato eccellente, di qualità», ha detto Sarkozy nella conferenza finale del vertice bilaterale italo-francese che si è svolto ieri a Roma. Per il presidente francese poi la nomina di Draghi sarebbe «un ottimo segnale per gli italiani che potrebbero dubitare del loro ruolo in Europa». La presa di posizione ufficiale della Francia, che finora sulla questione Bce era stata molto cauta, avrebbe «sorpreso» il governo di Berlino, secondo quanto ha riferito il quotidiano tedesco Handelsblatt. La scelta sarà fatta «in giugno» è stato ribadito dal portavoce dell’ esecutivo guidato dalla Cancelliera Angela Merkel, rilanciando così l’ annuncio fatto solo due settimane fa al termine dell’ Ecofin informale a Budapest dal ministro delle Finanze tedesche Wolfgang Schäuble. Il quale comunque ha più volte espresso stima nei confronti di Draghi e più recentemente si è anche detto disponibile ad appoggiarne la candidatura. «È il candidato più probabile, non ci sono alternative» ha osservato. Ciò non vuol dire che la Merkel, finora assorbita da problemi politici interni, non voglia prendersi più tempo per dire la sua, anche se non sembra emergere un candidato tedesco in grado di competere con Draghi dopo la rinuncia di Axel Weber dimessosi dalla presidenza della Bundesbank. Ed anche se appare difficile che Sarkozy non abbia informato Berlino delle sue intenzioni su una questione così delicata. Certo la Cancelliera è più preoccupata del suo ministro delle Finanze per la reazione dell’ opinione pubblica tedesca all’ insediamento a Francoforte di un presidente «latino», accanto ad un vicepresidente del Sud Europa, il portoghese Vitor Constancio. Ma è altrettanto vero che la linea rigorista, espressa più recentemente dal governatore italiano, sulla politica monetaria e più ancora sugli interventi di sostegno europei ai Paesi in crisi è risultata convincente anche in Germania. Peraltro da lui additata come un «modello» di sviluppo. Senza contare che Draghi, nella sua veste di presidente del Financial stability board, ha acquisito autorevolezza non solo nella regolamentazione finanziaria ma anche nella vigilanza sulla stabilità e solidità delle banche. Un settore questo in cui la Germania presenta forti debolezze, visti per esempio i debiti accumulati dalle banche tedesche nei confronti di quelle irlandesi. I tempi della decisione per il posto più ambito dell’ istituto di Francoforte sono in ogni caso rimandati al prossimo consiglio europeo, del 24 giugno a Bruxelles, a cui spetta la scelta. Prima di allora però dovranno essere avviate le procedure per la presentazione delle candidature ufficiali e potrebbero essere l’ Eurogruppo e l’ Ecofin del 16 maggio a farlo. Bisogna vedere a quel punto chi, tra gli altri nomi finora emersi, entrerà in corsa accanto a Draghi. Se per esempio l’ Olanda deciderà di assecondare le ambizioni del suo governatore Nout Wellink o se si faranno avanti la Finlandia con Erkki Liikanen o il Lussemburgo con Yves Mersch. L’ appoggio dell’ Eliseo, che spiana il tragitto del governatore italiano verso Francoforte, farà aumentare la fibrillazione in Banca d’ Italia dove si aprirà il problema della sua sostituzione. Draghi avrebbe esaurito il suo mandato, peraltro con possibilità di riconferma, a fine anno. Ora le cose cambiano: i candidati a sostituirlo sono per ora solo sulla carta, dagli «interni» Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca e Ignazio Visco, vicedirettore generale, al direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, al componente italiano del Board della Bce, Lorenzo Bini Smaghi.

Fonte: Corriere della Sera del 27 aprile 2011

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