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Il piano? Una politica di bilancio comune

Il «patto di Strasburgo» del 24 novembre 2011 rappresenta una svolta significativa, la cui portata esatta potrà essere valutata al termine del Consiglio dei Capi di Stato e di governo dell’Unione europea del 9 dicembre. I trattati relativi all’Unione monetaria (da quello di Maastricht, al «patto di crescita e stabilità »,al protocollo interpretativo del 2005 al recentissimo «Accordo euro plus») verranno modificati seguendo in gran misura la propo¬sta della Commissione europea N.11/822 diramata il 23 novembre, ora all’attenzione delle diplomazie. Il negoziato verrà guidato da Francia, Germania e Italia, i cui leader ne hanno recepito i punti essenziali.
I numerosi aspetti tecnici potranno mutare nel corso della trattativa. La modifica verrebbe effettuata per mezzo di due regolamenti che, in base all’art.136 del Trattato di Lisbona, verrebbero recepiti nella normative nazionali.
Il primo regolamento si applicherebbe a tutti gli Stati dell’eurozona e modificherebbe le pro-cedure per il ‘semestre europeo’. In breve, gli schemi di leggi di stabilità (le ‘leggi finanziarie’ di un tempo) e di bilanci di previsione dello Stato dovrebbero essere sottoposti al vaglio della Commissione e del Consiglio in autun¬no in modo che vengano valutati nelle loro ricadute sull’eurozona. In caso di timore di ‘disavanzi eccessivi’,la Commissione formulerebbe ‘raccomandazioni’ che unitamente alle risposte dello o degli Stati in questione verrebbero sottoposte all’esame collegiale dei Ministri economici e finanziari dell’euro. Evidente l’obiettivo: andare a tappe veloci verso una politica di bilancio comune. La materia è delicatissima perché in democrazie parlamentari si toglierebbe al Parlamento il diritto-dovere di avere la prima e l’ultima parola sui conti pubblici.
Il secondo regolamento varerebbe procedure più rigorose di monitoraggio per gli Stati in difficoltà, ma aprirebbe anche uno sportello di assistenza finanziaria europea per facilitare il riassetto e di conti pubblici e di nodi strutturali attinenti all’economia reale. L’assisten¬za finanziaria comporterebbe la preparazione ed attuazione di un programma di riforme ed un monitoraggio ancora più meticoloso (‘enhanced surveillance’)cogestito dalla Commissione e dalla Banca centrale europea che, se del caso, porterebbero all’attenzione di ministri dell’Eurozona misure specifici che gli Stati sottoposti a «enhanced surveillance» dovrebbero adottare. L’«enhanced surveillance» verrebbe alleggerita quando lo Stato ha restituito il 75% dell’assistenza ricevuta.
E la crescita? Viene affidata in gran misura agli «stability bonds», in merito ai quali la Germania (ed altri) esprimono però ancora molte perplessità se non contrarietà.
In pratica,si toglierebbe ai Parlamenti dei singoli Paesi il diritto-dovere di avere la prima e ultima parola sui conti pubblici nazionali

Fonte: Avvenire del 25 novembre 2011

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