• venerdì , 14 Giugno 2024

Il paradosso delle soglie antiusura “Così i piccoli finiscono dagli strozzini”

Ugo B. è il proprietario di un bar al centro di Milano. Qualche mese fa la sua banca non gli ha rinnovato il fido e lui per far fronte ad un pagamento urgente si è rivolto ad un usuraio per ottenere 5 mila euro. Gli è andata bene perché è riuscito a coprire in due giorni l’ esorbitante interesse e ha chiuso lì la partita. Rosa F, titolare di un avviato negozio di abbigliamento in periferia, sta invece ancora pagando 1.000 euro al mese per restituire allo strozzino del suo quartiere i 10 mila euro chiesti quando la banca non le ha concesso il prestito. Meno bene se l’ è cavata Remo G., un piccolo imprenditore di Bergamo, che ha perso la sua azienda perché la criminalità organizzata se l’ è portata via per un credito di 300 mila euro: in banca non era riuscito ad averli perché era un debitore a rischio senza garanzie sufficienti da dare. A sentire l’ associazione Sos-Racket di casi come questi se ne contano tanti in giro per l’ Italia. Soprattutto da quando la crisi finanziaria ha messo in ginocchio molte attività e ha reso più selettivo il credito delle banche, dove le sofferenze sono comunque aumentate nell’ ultimo anno del 30%. Le denunce sono molte e continue. Ma ora a farsi avanti per segnalare il pericolo sono le stesse banche, forse anche perché non vogliono essere additate come uniche responsabili di quello che accade. «Abbiamo chiesto al governo di cambiare le norme sull’ usura» ha detto qualche giorno fa il presidente dell’ Abi Giuseppe Mussari spiegando che le soglie sono troppo basse per consentire alle banche di assumersi il rischio di prestare soldi a molte imprese. Il tasso di interesse sui prestiti concessi «non è il prezzo per un servizio, ma per il rischio che la banca si assume». Se non è adeguato, il prestito non si può fare. E a rimetterci sono i clienti, soprattutto le piccole imprese che non ottengono nulla e potrebbero essere spinti a rivolgersi alla delinquenza organizzata, aveva ancora spiegato il numero uno di Palazzo Altieri. I banchieri quindi insistono, vogliono alzare le soglie che sono diverse per i vari tipi di operazioni e che vengono definite ogni tre mesi sulla base di valori medi, (relativi ai tassi in vigore nei tre mesi precedenti) calcolati dalla Banca d’ Italia. Accade così, dicono ancora a Palazzo Altieri che la soglia dell’ usura per un mutuo o prestito a tasso variabile sia del 4,02% e del 6,29% per il fisso mentre quella per gli sconti e anticipazioni sopra i 100 mila euro sia del 5,81%. E ciò, aggiungono, mentre anche lo Stato per la sua raccolta, vedi l’ andamento del Rendistato, paga il 4,10% senza calcolare spese o commissioni. Che invece sono comprese nel tasso d’ usura. Ed ora, sostengono sempre i banchieri, le cose stanno per peggiorare perché a fine marzo verranno fissati, sui valori medi di ottobre-dicembre 2010, i nuovi tassi di riferimento validi per definire le soglie d’ usura per il trimestre aprile-giugno. Mentre già si sa che i tassi Bce verranno con ogni probabilità alzati nella riunione del 7 aprile. Quel 4,2% di usura per il mutuo variabile, aggiungono, potrebbe insomma essere superato dal mercato. Mussari ha comunque anche spiegato che le banche non chiedono rialzi consistenti dei tetti e non vogliono neanche che la revisione riguardi le forme di credito destinate in particolare alle famiglie. Anche per non scontrarsi con l’ opposizione delle associazioni dei consumatori che, come spiega il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti, «è netta per evitare che un ritocco sia pur minimo del meccanismo individuato dalla legge provochi l’ esplosione dei già alti tassi del credito al consumo. E più ancora quelli della cessione del quinto o delle carte revolving che prevedono il rimborso rateale».

Fonte: Corriere della Sera del 9 marzo 2011

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