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Il 2010 sarà ancora faticoso per le banche italiane

Il 2009 è stato difficile e l’antifona del 2010, contenuta nei dati dati delle trimestrali, annuncia un altro anno faticoso. I bilanci delle banche italiane, riassunti nel campione Abi relativo a 41 gruppi bancari, hanno accusato il colpo della crisi, con una flessione degli utili d’esercizio pari al 22,2 per cento, al 31 dicembre 2009. Non basta: l’onda lunga del turmoil colpisce anche nel primo trimestre le aziende di credito italiane che non hanno beneficiato della ripresa dell’attività di trading, come invece hanno fatto le consorelle europee.
Si tratta di banche straniere che in molti casi hanno ottenuto il sostegno pubblico e poi hanno riproposto un modello di business molto basato sulla finanza; le banche italiane, invece, che di sostegni pubblici non hanno avuto bisogno, scontano però in modo più netto la passata recessione e le sofferenze delle imprese. Nei primi 3 mesi del 2010 così l’utile netto delle banche italiane ha subito un ribasso del 27% a fronte di una crescita sostenuta in Francia (+15,6%) o Germania (+5,1%). Tuttavia, come ha spiegato il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini nel presentare i dati, il modello operativo “classico” delle banche italiane (che destinano agli impieghi oltre il 60% dell’attivo e solo il 20% alle attività finanziarie e si finanziano con la raccolta dal retail) «le isola dalle turbolenze dei mercati e del funding all’ingrosso».
Inoltre, i bilanci del 2009 mostrano che c’è stata un’azione di rafforzamento patrimoniale, determinato da un tier 1 capital ratio che passa dal 6,89% del 2008 all’8,20% nel 2009. Il total capital ratio, relativo all’intero “patrimonio di vigilanza”, si attesta all’11,60%, rispetto al 10,42% dell’anno precedente.
La presentazione delle trimestrali all’Abi è stata anche l’occasione per un rilancio di un fattivo rapporto di collaborazione fra aziende di credito e imprese. Sabatini e il presidente della Piccola Impresa di Confindustria, Vincenzo Boccia, hanno annunciato insieme che è allo studio la preparazione di un vademecum della comunicazione finanziaria: si tratta di un’iniziativa, è stato sottolineato, che permetterà di valorizzare gli aspetti qualitativi, molto importanti per valorizzare il merito di credito e le strategie future delle imprese. «Le banche – ha spiegato il vicepresidente dell’Abi Mario Sarcinelli – hanno mantenuto l’impostazione tradizionale, incentrata sul finanziamento alle imprese. Sono le aziende il nostro asset più importante e insieme usciremo dalle difficoltà».

Fonte: Sole 24 Ore 24 maggio 2010

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