• mercoledì , 17 Luglio 2024

I sindaci rimasti senza soldi non salgono sul palco di Pontida

I paradossi del Carroccio In scena il derby lombardo-veneto:a Gibelli gli stessi onori di Zaia e Cota.Nessuna citazione per Tremonti. Castelli:la stabilità la diamo noi
Il più sincero è l’ ingegner Roberto Castelli da Lecco, vice-ministro per le Infrastrutture, che in camicia verde e felpa bianca dal palco di Pontida spiega ai suoi in poche battute la situazione politica romana. Pensate quanto è buffo il mondo, dice, «è la Lega l’ elemento che tiene insieme questo Stato», se non ci fossimo noi cadrebbe tutto a pezzi. Noi che dovremmo batterci solo per il cambiamento, «siamo costretti invece ad assicurare la stabilità!». È un paradosso, ripete due volte Castelli quasi a convincersene, ma è così. E, cari miei, l’ anno del federalismo non sarà questo bensì il 2011, «allora sapremo veramente se l’ avremo portato a casa oppure no». Per cui pazientiamo ancora un anno e se non succede niente a quel punto finiamo di fare i bravi e la parola d’ ordine diventerà «secessione». Prima della sincerità di Castelli, il palco di Pontida era stato niente più che una scontata passerella per i vincitori delle Regionali. Tutti sul palco, protagonisti e comprimari, per ricevere l’ applauso dei militanti e per promettere di crescere ancora. Fino addirittura a conquistare Bologna, «che una volta era godereccia e ora per colpa della sinistra è diventata triste». Dalla regia degli interventi si capisce benissimo come all’ interno della Lega viva un animato derby delle medaglie tra veneti e lombardi, i primi che hanno conquistato la Regione con Luca Zaia e i secondi che non ci sono ancora riusciti. Siccome la lingua batte dove il dente vuole, i lombardi fanno a gara a promettere che la prossima volta ce la faranno e intanto a Pontida trattano Andrea Gibelli, il vice di Roberto Formigoni al Pirellone, alla pari di Zaia e Roberto Cota, governatori in carica. Di sindaci sul palco non ne è salito nessuno. Loro non sembra che in questo momento abbiano tanta voglia di festeggiare. Se Pier Luigi Bersani ha elevato a eroe, figura simbolo del Pd di oggi, l’ insegnante di scuola pubblica, per il Carroccio il milite ignoto è il borgomastro che ha conquistato il Comune ma non ha i soldi per mandarlo avanti e aspetta solo che da un giorno all’ altro gli arrivi il conto (salato) della manovra. Nei gazebo allestiti a Pontida per ripararsi dal diluvio abbattutosi sulla Bergamasca i bene informati raccontavano una storia esemplare della sofferenza dei sindaci. Il Varese Calcio è tornato dopo anni in serie B e tutti, compresi Umberto Bossi e Bobo Maroni, hanno esultato pubblicamente, ma lo stadio «Franco Ossola» non è adeguato agli standard di sicurezza. Il sindaco Attilio Fontana dovrebbe mettere mano al portafoglio innanzitutto per installare i tornelli e i soldi non ci sono. Così ha chiesto aiuto al segretario della Lombardia, Giancarlo Giorgetti, perché mai e poi mai può accadere che il prossimo anno il Varese debba andare a giocare in un’ altra città. Sarebbe un’ onta troppo grave per la capitale del Carroccio e per il ministro degli Interni. Episodi a parte, tutti i sindaci leghisti, quei 374 che rappresentano la vera struttura acchiappavoti, odiano la manovra e non hanno tanta voglia di applaudire Giulio Tremonti, paladino del rigore. Anche dal palco nessuno lo ha evocato, solo in un passaggio Roberto Calderoli ha parlato del ministro dell’ Economia senza farne il nome per evitare rogne. Non si sa mai. Sarà un altro paradosso, il terzo, ma Giulio è diventato un amico ingombrante. Specie ora che si è pure scoperto europeista e vuole che i governi della Ue facciano una sola finanziaria. Sentite invece come la pensa in merito il capogruppo a Strasburgo, Enrico Speroni. «L’ euro è un imbroglio, si è rivelato un fallimento. La Svizzera non è entrata e va benissimo. Con la scusa di difendere l’ euro ora vogliono rafforzare i poteri di Bruxelles ma la Padania non deve essere schiava dell’ Europa». Però l’ unica ricetta anti-crisi che gli amministratori locali della Lega sembrano avere in testa è quella di dare soldi alle aziende che assumono o che comunque rinunciano a delocalizzare. In Piemonte Cota ci aveva provato con la Bialetti ma ha fatto un clamoroso buco nell’ acqua, l’ azienda ha confermato l’ intenzione di trasferirsi da Omegna in Asia. Il governatore non si è arreso e ha messo a punto una specie di piano per il lavoro, uno stanziamento straordinario di 390 milioni di euro, che di questi tempi non sono bruscolini. Trenta glieli hanno dati le fondazioni bancarie, però a Pontida Cota questo non l’ ha detto. Ma scappata la Bialetti il vero bersaglio ora diventa l’ Indesit dei Merloni, considerati vicini al centrosinistra. Il ministro Calderoli ha tuonato contro la decisione del gruppo marchigiano di chiudere due stabilimenti, uno vicino Pontida e l’ altro nel Veneto di Zaia, e di portare le produzioni a Sud. Rosi Mauro ha esibito sul palco una rappresentanza di lavoratori Indesit e così il copione è già pronto. Non potendo parlar male di Tremonti, saranno i ricchi Merloni a recitare la parte del capro espiatorio delle paure leghiste. ddivico@rcs.it Parole d’ ordine «Decentrare i ministeri» Il Carroccio lancia le «nuove capitali» Milano Torino Venezia Bologna Nell’ ottica leghista sarebbe la candidata naturale a dicasteri chiave, come l’ Economia Il governatore Cota parla del capoluogo piemontese come sede ideale per le Attività produttive Bossi: «Un errore dei Savoia è stato scegliere Roma e non altre città, a partire da Venezia la Grande» Il Carroccio vuole valorizzare il capoluogo emiliano, «ormai triste per colpa della sinistra» «È necessario spostare dalla capitale i ministeri. Decentrarli significa anche spostare migliaia di posti di lavoro che adesso sono tutti a Roma». Così ieri Umberto Bossi ha lanciato la nuova parola d’ ordine della Lega: decentramento. «Significa distribuire i poteri della capitale ad altre città», ha spiegato Folklore

Fonte: Corriere della Sera del 21 giugno 2010

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