• giovedì , 23 Maggio 2024

Gli intellettuali si mobilitano. Due appelli contro le misure del governo

La proposta di un referendum abrogativo dell’articolo 8 della manovra finanziaria e l’iniziativa per cancellare l’ipotesi di inserire nella Costituzione il limite per la spesa pubblica.
Mentre nelle piazze di tutto il mondo monta la protesta contro le politiche dei governi anche in Italia gruppi di intellettuali si mobilitano contro alcune delle misure che il governo ha preso o si accinge a varare.
Un primo appello si propone di appoggiare un referendum abrogativo dell’ormai famoso articolo 8 della legge che ha varato la manovra da 48 miliardi, quello che punta a vanificare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che impedisce i licenziamenti senza giusta causa. L’appello è stato lanciato da Stefano Rodotà, Umberto Romagnoli, Luciano Gallino, Mario Tronti, Piergiovanni Alleva.
“In democrazia ogni cittadino, senza distinzione alcuna, è titolare dei propri diritti: è su questo principio che si fonda l’uguaglianza e la libertà di ciascuno e quindi di tutti. L’articolo 8 scippa il diritto al singolo e lo trasferisce alle organizzazioni sindacali. Il singolo diventa meno libero e meno uguale”. Inoltre, “scardina il diritto del lavoro. Non c’è più certezza del diritto se in ogni fabbrica, in ogni ufficio, in ogni territorio possono realizzarsi differenti modalità di fruizione ed esercizio di diritti non più universali ma relativi. E relativi ai rapporti di forza di quella fabbrica, di quell’ufficio, di quel territorio. E’ in gioco la qualità del nostro futuro quando in una società la forza sostituisce la democrazia”.
.Un secondo appello è contro l’introduzione nella Costituzione della norma che vorrebbe porre un limite alla spesa pubblica rispetto al Pil fissandolo nel 45%. Tra i primi firmatari ci sono Luciano Gallino, Gianfranco Pasquino, Laura Pennacchi, Giuseppe Pisauro, Salvatore Biasco, Luigi Bobbio, Nicola Acocella, Paolo De Ioanna e molti altri economisti e giuristi.
“Non si tratta della previsione di limitazioni all’indebitamento – scrivono i promotori – che in effetti potrebbe rispondere alle esigenze del momento; neppure si tratta del vincolo al pareggio dei bilanci pubblici”. Quello che viene ritenuto inaccettabile e sbagliato è l’inserimento nella Costituzione di un limite all’entità della spesa pubblica, che dovrebbe appunto restare al di sotto del 45% del Pil. “Un’ipotesi del genere nulla ha a che vedere con i problemi del debito pubblico e della sua sostenibilità, ma intende limitare la spesa in quanto tale e, in tal modo, impedire anche le spese indispensabili per lo sviluppo economico e sociale del Paese”.
Inoltre, prosegue il documento, “una norma siffatta entra in insanabile contrasto con tutta la prima parte della Costituzione”, che “non adotta un modello sociale determinato, proprio perché vuole che esso sia il risultato della dialettica tra opzioni politiche diverse, nel rispetto di alcuni valori inviolabili di solidarietà e di eguaglianza”.
“A tanto non erano arrivati neanche gli antesignani del liberismo antistatuale alla Thatcher o alla Reagan e, a maggior ragione, a tanto non sono giunte né le modifiche apportate alla Costituzione tedesca nel 2009 o alla Costituzione spagnola in questi giorni né quelle in corso di approvazione alla Costituzione francese. (…) Predeterminare un limite alla spesa, e di conseguenza al prelievo, significa rinunziare a governare la società ed il suo sviluppo”.

Fonte: Repubblica del 5 ottobre 2011

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