• mercoledì , 17 Luglio 2024
Esportazioni, importazioni  e crescita: avanti tutta

Esportazioni, importazioni e crescita: avanti tutta

Pur con le inevitabili oscillazioni nei dati mensili, i dati del commercio estero confermano la ripresa in corso della nostra economia. I volumi delle importazioni stanno crescendo a ritmo doppio rispetto a quelli esportati, ma la contemporanea caduta dei prezzi delle materie prime importate più che compensa l’effetto finale sul saldo commerciale. Come osserva una recente nota di due ricercatrici di Unicredit (Economics Special, 10 giugno), dal 2010 registriamo una notevole performance delle nostre esportazioni, cresciute più della crescita media dei nostri tradizionali mercati di sbocco. Purtroppo la nostra quota delle esportazioni mondiali prosegue una leggera discesa perché non siamo ancora ben presenti sui mercati maggiormente dinamici (Asia e Nord America).
Come segnala l’ultima Relazione annuale della Banca d’Italia, nel 2013-14 si è invertita la tendenza alla perdita di competitività dell’Italia che avevamo registrato dall’inizio della Grande Recessione: I nostri costi e prezzi relativi sono cresciuti meno che nella media dell’Euroarea, in particolare in Germania e in Francia, anche se più che in Spagna . E a partire dal 2011 le imprese esportatrici hanno compensato con aumenti di produttività il lieve aumento dei salari reali (benefico ai fini di una ripresa della domanda interna delle famiglie) , così che il loro CLUP (costo del lavoro per unità di prodotto) è salito meno rispetto alle imprese maggiormente dipendenti dal mercato domestico. Ben venga dunque un modello di sviluppo della nostra industria basato su salari dignitosi e crescenti, accompagnati da crescita della produttività per addetto: tutto il contrario di una pericolosa “corsa verso il basso”.
La stessa Relazione annuale, ripresa nelle Considerazioni finali del Governatore Ignazio Visco, ci ricorda tuttavia quanta strada c’è ancora da percorrere per valorizzare appieno le nostre risorse di intelligenza, creatività, tecnologia (in una parola: di capitale umano, la nostra vera ricchezza), anche per riposizionarci sui mercati più grandi e dinamici. Cito dalla relazione (p. 85-86):“La dimensione di impresa è un fattore fondamentale della capacità di penetrazione commerciale sui mercati esteri, misurata dalla percentuale delle aziende esportatrici sul totale, dalla quota di mercato, dal numero e dalla distanza dei mercati raggiunti. Dall’inizio dello scorso decennio, infatti, le esportazioni delle imprese con meno di 50 addetti non sono più riuscite a tenere il passo di quelle delle aziende di dimensione maggiore”.
Sappiamo ormai, dall’abbondanza di microdati, quanto le imprese sono eterogenee, anche all’interno della stessa fascia dimensionale, dello stesso settore e territorio. Cito dalle Considerazioni finali del Governatore Ignazio Visco (p. 10-11): “i risultati delle imprese più efficienti, che hanno aumentato le vendite sui mercati esteri, investito e realizzato innovazioni, contrastano con quelli di una parte considerevole del sistema produttivo, caratterizzata da una scarsa propensione a innovare e da strutture organizzative e gestionali più tradizionali (…) L’attività innovativa in Italia è meno intensa che negli altri paesi avanzati, soprattutto nel settore privato (…) il ritardo, particolarmente ampio rispetto alla Germania, è accentuato nei settori industriali a più elevato contenuto tecnologico. E’ molto inferiore, per le imprese italiane, la capacità di svolgere attività di ricerca e sviluppo al loro interno e di collaborare con università e altre istituzioni di alta formazione (…)rispetto ad altri grandi paesi. In Italia le imprese non solo nascono mediamente più piccole, ma faticano anche ad espandersi; in termini di occupati, anche quando hanno successo crescono a ritmi più bassi e per un periodo più limitato” (…) la complessità del quadro normativo, la scarsa efficienza delle procedure e delle azioni delle amministrazioni pubbliche, i ritardi della giustizia, le carenze del sistema dell’istruzione e della formazione frenano lo spostamento di risorse produttive verso le aziende più efficienti, uno dei principali meccanismi alla base della crescita della produttività”.
Al ritardo tecnologico del Paese (non solo ricerca, ma più in generale attività innovativa di processi, prodotti e organizzazione aziendale) era stato dedicato l’intero capitolo 11 della Relazione Bankitalia del 31 maggio 2013.
Nell’agenda delle “riforme strutturali” del Paese va trovato più spazio per ridisegnare il nostro sistema nazionale di ricerca (PNR 2015!) in funzione di una più efficace interfaccia tra istituzioni di ricerca e innovazione industriale.
fabrizio.onida@unibocconi.it

Fonte: Il Sole 24 Ore - 25 Giugno 2015

Articoli dell'autore

Lascia un Commento