• domenica , 21 Luglio 2024

E se dopo l’Irlanda, toccasse all’Italia?

La crisi politica espone il Paese a un attacco dei mercati
Stiamo correndo un rischio tremendo: che la crisi politica interna s’incroci e si sommi con la crisi economico-finanziaria-valutaria internazionale che si è riaffacciata sui mercati. E per di più, essendone fondamentalmente inconsapevoli. Infatti, da un lato i politici nostrani con tutto alimentano il loro astruso dibattito meno che facendo riferimento al debito pubblico record (a settembre 1.844,8 miliardi, e ogni minuto che passa sono quasi 150 mila euro in più) e al suo costo (giovedì il Tesoro ha messo sul mercato titoli per 7,9 miliardi, ma dovendo aumentare i rendimenti di quasi un punto percentuale). Tantomeno parlano del livello record raggiunto dallo spread tra i nostri Btp e i Bund tedeschi – spia rossa del rischio-paese – che ha superato i 178 punti base toccati a giugno in piena crisi greca, raggiungendo quota 190 per poi ripiegare, grazie al buon esito dell’ultima asta, a 160. No, niente riferimenti né da Berlusconi né dai suoi avversari non solo a questa allarmante situazione, ma neppure al suo côté mondiale, fatto di un fallimentare G20 – quello di Seul, che sullo sfondo di una strisciante guerra delle valute ha messo l’un contro l’altro armate la Cina, gli Usa e la Germania – e di un ritorno in grande stile della speculazione sui mercati finanziari europei effetto, ma anche causa, del potenziale default dell’Irlanda. Un’autoreferenzialità – ma sarebbe meglio dire un penoso e colpevole provincialismo – di cui, dall’altro lato, si fanno partecipi i media, che quando non alimentano il voyeurismo nazionale per macabri fatti di cronaca nera o per pruriginosi gossip rosa, discettano sui comici che ambiscono a fare i giornalisti o, peggio, i politici, e sui giornalisti che svolgono il loro lavoro facendo i comici o, peggio, in modo comico. Nessuno ha titolato con evidenza sugli spread record, eppure per i cittadini italiani oggi è la cosa più importante su cui essere informati.
Cerchiamo allora di capire bene cosa sta accadendo. Succede quello che dopo la soluzione dell’emergenza greca con un po’ troppo faciloneria si era escluso: un’altra crisi da debito sovrano in Europa. Nonostante il fondo anti-crisi che a suo tempo si era creato, e forse per il malcelato scetticismo tedesco circa il fatto che si possa tornare a usarlo, l’Irlanda è nel mirino della speculazione. Probabilmente anche in questo caso Eurolandia ci metterà una pezza, ma intanto l’euro scivola (con la Germania che se ne avvantaggia per il suo export) e i rendimenti sui titoli pubblici dei paesi più indebitati schizzano verso l’alto, rendendo più oneroso il loro debito e più difficile la loro crescita economica (Grecia sottozero, Spagna a zero, Italia alla metà della media Ue). Ora, fin qui le nostre difficoltà sui mercati obbligazionari derivano dal “caso Irlanda” e comunque sono state gestite bene. Ma è lecito domandarsi: non sarà che se la crisi politica e di governo, che già si trascina dal luglio scorso, si trascina ulteriormente e si svolge nel buio più totale per l’incertezza che riguarda sia il voto anticipato (c’è? E se sì, con quale legge elettorale? E se con questa, quanto è alto il rischio di un esito destabilizzante, con la Camera a no e il Senato a un altro?) sia l’eventuale continuazione della legislatura (Berlusconi-bis? Centro-destra con qualcun altro? Maggioranza alternativa?) espone l’Italia ad un attacco dei mercati diretto, e non più solo di sponda? Temo che la domanda rimanga senza risposta.

Fonte: Il Messaggero del 14 novembre 2010

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