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E Roma resta in fondo alla classifica Ue

La classifica del Lisbon Council è chiara: l`Italia è al decimo posto nella competitività europea, su sedici paesi presi in considerazione. L`anno scorso era messa peggio, in verità, dodicesima. Ma come al solito il sorpasso non si deve a un balzo del Belpaese quanto al peggioranmento delle economie di Cipro e Malta.
Contromisure? In Europa sembrano lontane: ancora una volta, la difesa della competitività e delle finanze europee si ferma di fronte al «vaso di Pandora». Stavolta lo evoca il ministro degli Esteri belga e presidente di turno Ue, Steven Vanackere, quando si arriva a parlare della proposta francotedesca – o meglio tedesca con appoggio francese – per modificare i Trattati europei in modo da scolpire al loro interno le nuove regole. Sottolinea il fiammingo che «dal giro di tavolo è venuto fuori che nessuno vuole riaprire la carta europea». Non lo era il lussemburghese Jean Asselborn, convinto che si rischi «di passare anni a guardarsi l`ombelico». Contrari anche Italia,Spagna,Grecia,Irlanda,Portogallo.
Se non fosse timbrata da Berlino, la proposta sarebbe morta. Invece finirà diritta a agitare il vertice europeo che si apre dopodomani a Bruxelles.
La cancelliera Angela Merkel come ha annunciato col presidente Nicolas Sarkozy la scorsa settimana, mentre Herman Van Rompuy, presidente stabile dell`Ue, chiudeva un`intesa di principio su come coordinare meglio le finanze pubbliche e le strategie per la competitività, punendo chi rompe i patti. Pare che la Germania abbia rinunciato all`automaticità delle sanzioni in cambio della riforma dei Trattati di Lisbona. Ieri a Lussemburgo i ministri degli esteri Ue riuniti in Consiglio ne hanno parlato «con forti divisioni», riferiscono le fonti. Pare che a fianco dei tedeschi, oltre ai francesi, ci sia solo il finlandese Alexander Stubb: «Sinché le regole sono rigide sono soddisfatto».
“Non posso negare che ci siano opinioni divergente», ha ammesso il proponente Guido Westerwelle,annunciando negoziati «intensi».
Il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso è contrario alla riapertura. Si ricorda bene il cal- vario del Trattato di Lisbona, il doppio referendum irlandese, le ritrosie polacche, il balletto degli euroscettici cechi. Pure i suoi collaboratori parlano di «vaso di Pandora», temono che scoperchiandolo succeda un guaio:«In molti arriverebbero con una lista della spesa». Al momento la Merkel pare orientate a chiedere «un mandato chiaro» sulla revisione entro il 2013. Uno dei suoi timori è che la Corte Costituzionale bocci la partecipazione tedesca all`Efsf – lo strumento creato per salvare gli stati di Eurolandia che rischiassero la bancarotta qualora diventasse permanente come da più parti si auspica. Questo, perché Lisbona vieta il «ball-out», cioè che un Paese dell`Ue sia salvato dai partner. I tedeschi dicono che si può inserire un protocollo al momento dell`adesione della Croazia.
L`Italia è dubbiosa. Per una questione di buon senso e poi perché non ha interesse ad avere troppa precsione sulle regole, visto che il suo debito (118% del pil) è il doppio di quello che dovrebbe essere. Al vertice Berlusconi dovrà cercare alleati per far accogliere la filosofia della «sostenibilità complessiva».
Solo Merkel e Sarkozy pronti alla riforma per rafforzare finanza e crescita.

Fonte: La Stampa del 26 ottobre 2010

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