• mercoledì , 17 Luglio 2024

E il capo del bilancio getta la spugna

Rinuncia «Sexy Orszag», direttore dei conti pubblici, temeva rovesci sul fronte della gestione del debito
Peter Orszag, il guardiano del bilancio federale,l’uomo dei conti pubblici di Obama, l’ architetto della sua riforma sanitaria, se ne va: 41 anni, questo riservato economista sotto i riflettori della Casa Bianca era improvvisamente diventato il «potente più sexy di Washington». Ora il membro più giovane della squadra del presidente (il direttore del bilancio non fa parte del governo, ma è più importante di un ministro) è anche il primo ad andarsene: ha risposto con un «no» alla richiesta di Obama di restare. Che alla Casa Bianca non fosse destinato a durare a lungo qualcuno l’ aveva sospettato fin dal giorno del suo insediamento, un anno e mezzo fa: appena preso possesso del suo ufficio nell’ «executive building», provò ad accendere il fuoco nel suo caminetto, ma tutte le canne fumarie erano state bloccate dai servizi segreti: suonarono tutti gli allarmi, si rischiò l’ evacuazione dell’ edificio. In realtà, oltre al suo ufficio, «sexy Orszag», con la sua mascella quadra e i capelli taglio «marines», ha incendiato diversi cuori. Ultimo, quello della bellissima giornalista finanziaria della rete televisiva Abc, Bianna Golodryga, con la quale si sposerà a settembre (alcuni giornali hanno anche scritto di un figlio nato di recente da un’ altra relazione). Peter, è la versione fatta circolare dalla Casa Bianca, ha deciso di cambiare vita. Del resto quello di direttore dell’ Omb, l’ ufficio del bilancio, è un mestiere molto logorante, non lascia tempo libero. Quasi nessuno resiste più di due anni. Obama gli ha chiesto se era disposto a prendersi un impegno di lungo periodo, visto che i prossimi anni saranno durissimi dal punto di vista della gestione dei conti pubblici, con deficit e debito arrivati a livelli record. Lui ci ha pensato un pò e poi ha deciso di farsi da parte. Certo, tutti a Washington lo consideravano un personaggio in rapidissima ascesa. E allora? Qualcuno parla di motivazioni economiche. Governare nella capitale della superpotenza dà prestigio ma rende poco: il ministro del Tesoro Geithner, ad esempio, percepisce una retribuzione lorda di 181 mila dollari l’ anno, circa 150 mila euro. Tempo di monetizzare nel settore privato il prestigio accumulato tra Congresso e Casa Bianca. Ma forse Orszag ha fatto anche un calcolo più sottile, si è reso conto di non poter incrementare più di tanto il suo «palmares» di successi. Agli amici avrebbe confessato: «Ho messo la mia firma sui bilanci federali di due anni, sulla “storica” riforma sanitaria e su un piano di stimoli fiscali per il rilancio dell’ economia da 787 miliardi di dollari. Prima o poi arriveranno anche le sconfitte. Meglio ritirarsi prima». Nel suo caso le sconfitte più temute sono quelle relative alla gestione di un debito pubblico ormai enorme e che continua a crescere: Orszag è arrivato alla casa Bianca con la fama di «falco» antispesa e invece è stato costretto a «prestare la faccia» a manovre d’ emergenza che hanno prodotto un’ impennata senza precedenti degli esborsi proprio nel biennio della sua esperienza governativa. Quando l’ ho conosciuto, tre anni fa, da capo dell’ ufficio del bilancio del Congresso, Orszag era un «single» divorziato con due figlie a carico. Nel suo ufficio, dove lo intervistai per il Corriere, il tavolo era ingombro di foto delle figliolette e di tabelle che prevedevano un incremento esponenziale della spesa pubblica destinato a soffocare l’ economia Usa entro una generazione in assenza di interventi tempestivi. Mi chiedeva della situazione debitoria dell’ Italia e mostrava, preoccupato, tabelle che proiettavano la spesa sanitaria Usa del 2050 fin quasi al 50 per cento del Pil. Problemi ai quali ha dato solo una prima, parziale, risposta con una riforma sanitaria molto meno incisiva di quella inizialmente impostata. La «fase due» arriverà a fine anno quando, dopo le elezioni di «mid term» e la consegna alla Casa Bianca delle conclusioni della commissione «bipartisan» per la riduzione della spesa nominata qualche tempo fa da Obama, il presidente dovrà cominciare a decidere dove affondare le forbici. Lo farà senza l’ aiuto del fidato Peter. Il suo posto verrà probabilmente preso da Gene Sperling, che fu capo dei consiglieri economici di Bill Clinton alla Casa Bianca o da Laura Tyson, un’ altra top-economist della Casa Bianca di Clinton, che ora insegna alla University of California.

Fonte: Corriere della Sera del 23 giugno 2010

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