• martedì , 25 Giugno 2024

Così il Governo sta cercando di mettere le mani nelle tasche dei sindacati

A quanto pare, nel caso che segnaliamo non si è verificato alcun refuso, come è capitato, invece, a prendere in parola il Governo, nella vicenda dell’emendamento alla manovra riguardante l’applicazione dell’adeguamento automatico all’attesa di vita anche al pensionamento di anzianità con il requisito dei quarant’anni di versamenti e a prescindere dall’età anagrafica.
Il relatore Antonio Azzollini ha presentato un emendamento (comma 12 terdecies) che taglia il finanziamento pubblico ai Patronati sindacali.
Prima di illustrare le modifiche proposte è bene descrivere la normativa attualmente in vigore. Le disposizioni in materia di finanziamento sono state modificate dalla legge n.152 del 2001, in senso di maggiore stabilità e di sostanziale crescente apporto a favore dei Patronati, rispetto alla precedente disciplina (dlgs c.p.s. 29 luglio 1947 n.804).
A decorrere dal 2001, il finanziamento pubblico ai Patronati (che è ripartito secondo criteri ragguagliati all’attività svolta) è costituito dal prelevamento dell’aliquota dello 0,226% sul gettito dei contributi obbligatori incassati da tutte le gestioni amministrate dall’Inps, dall’Inpdap, dall’Ipsema, dall’Inail. In precedenza non era fissata l’aliquota e il gettito imponibile escludeva talune gestioni del pubblico impiego. Nella nuova normativa, dunque, si è stabilizzata l’aliquota di prelevamento, allargata la base imponibile, la quale è in costante aumento essendo il gettito contributivo, in via di fatto, in evoluzione crescente. Il finanziamento è così ripartito: 89,90% all’attività, 10% all’organizzazione, lo 0,10% per il controllo delle sedi all’estero. E viene riconosciuto ai singoli Patronati sulla base delle pratiche svolte e del punteggio assegnato alle diverse tipologie di prestazioni.
Gli Istituti possono altresì ricevere eredità, donazioni, legati e lasciti, erogazioni liberali,sottoscrizioni volontarie,contributi e anticipazioni del soggetto promotore e delle sue strutture periferiche. Gli Istituti stessi, poi, sono in regime di convenzione con i maggiori Enti previdenziali per i quali svolgono – a titolo oneroso – compiti sussidiari nell’assistenza ai pensionati e ai lavoratori.
Quali sono le modifiche apportate nell’emendamento? La disposizione prevede che, a valere sul gettito dei contributi previdenziali obbligatori incassati per l’anno 2010, l’aliquota di prelevamento sia rideterminata dallo 0,226 per cento allo 0,178 per cento e che per l’anno finanziario 2011 gli specifici stanziamenti iscritti in via previsionale siano ridotti del 22 per cento con recupero negli esercizi finanziari nei quali sono erogate, in termini rispettivamente di acconto e di saldo, le somme riferibili ai contributi previdenziali obbligatori trasferiti al bilancio dello Stato a seguito della modifica di aliquota prima richiamata. In parole più semplici, il taglio viene applicato anche alle risorse degli anni precedenti non ancora erogate.
Quanto si risparmierà con questo intervento? La stima contenuta nella relazione tecnica a cura della Ragioneria generale dello Stato è pari ad 87 milioni nel 2011 che serviranno a compensare gli effetti che sarebbero derivati dall’applicazione dell’incremento retributivo pari allo 0,019 per cento previsto nella legge n. 247 del 2007. Anche questo passaggio deve essere meglio spiegato.
Il Governo Prodi nella passata legislatura si accanì – su sollecitazione dei partiti comunisti e della Cgil – per superare il cosiddetto scalone (da 57 a 60 anni) voluto dalla legge Maroni del 2003 in tema di pensioni di anzianità. L’operazione ebbe un costo pari a 7,5 miliardi di euro in un decennio. Una delle voci di copertura sarebbe dovuta provenire da misure di razionalizzazione da parte dei maggiori enti previdenziali. Poiché l’operazione non era molto credibile, Tommaso Padoa Schioppa chiese di introdurre una misura alternativa (appunto l’incremento dello 0,019 per cento di tutte le aliquote a partire dal 2011) nel caso in cui i risparmi promessi a quel titolo non fossero poi così certi (come evidentemente si è verificato). Così, proprio per evitare un aumento generalizzato del costo del lavoro in un periodo di crisi come l’attuale, il relatore, d’accordo con il Governo, ha pensato bene di tagliare il finanziamento pubblico dei Patronati sindacali.
La relazione tecnica spiega in modo esauriente la portata dell’operazione. Poiché nel bilancio consuntivo dello Stato per il 2009 risultano contabilizzati 397 milioni di euro a favore dei Patronati, i meccanismi introdotti nell’emendamento consentono di risparmiare quegli 87 milioni idonei ad evitare l’applicazione dell’incremento contributivo nel 2011.
E’ la prima volta, a memoria d’uomo, che un Governo mette sotto tiro le risorse destinate ad organismi parasindacali, la cui consistenza ha un peso di rilievo nell’ambito della vita e dell’attività quotidiana delle confederazioni e non solo di quelle dei lavoratori, essendo quasi tutte le organizzazioni sociali ed economiche (anche del mondo dell’impresa) promotrici di un Patronato che concorre, in base alla sua attività di assistenza, alla ripartizione del finanziamento pubblico.
Sarà interessante vedere come andrà a finire questa storia. E se il Governo riuscirà a “mettere le mani nelle tasche” dei sindacati.

Fonte: Occidentale del 5 luglio 2010

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