• mercoledì , 17 Luglio 2024

Come ristrutturare il debito ellenico

L’ approvazione da parte del Paramento greco del programma di austerità definito con l’Istituto per la finanza internazionale (l’Ifi, che rappresenta creditori che detengono il 50% del debito greco con i privati) è un passo significativo per avviare a soluzione il problema immediato e consentire al Paese di fare fronte alle sca¬denze di marzo,a partire dal rifinanziamento di titoli per 14,5 miliardi di titoli.L’accordo è stato «benedetto», per così dire, anche dalle istituzioni europee e dal Fondo monetario, che quindi sono in parte responsabili dei suoi contenuti e della sua applicazione. Un documento redatto da una squadra della New York University sottolinea come occorra evitare che l’accordo della settimana scorsa e le misure sancite dal Parlamento domenica non diventino una «vittoria di Pirro» (al pari dell’intesa Grecia Ue del 9 maggio 2010) foriera di più seri problemi, soprattutto se le proteste di piazza ad Atene portano al collasso del consenso sociale minimo necessario a sostenere le istituzioni della Repubblica.
Dato che per uno Stato sovrano non esistono procedure fallimentari tali da tutelare sia creditori sia debitori (come si è visto su Avvenire del 12 febbraio),il nodo consiste nel definire procedure di ristrutturazione del debito greco tali non favorire, indirettamente, alcune categorie di creditori rispetto ad altri. Sino ad ora la trattativa con l’Ifi riguarda principalmente le grandi banche (in quanto esse sono i soci dell’istituto) e si basa
Dopo l’intesa sofferta, appare sensata la proposta del ministro delle Finanze Venizelos di lanciare un’offerta pubblica a tutti «i creditori privati»
sulla sostituzione di obbligazioni in essere (garantite unicamente dal Tesoro greco) con obbligazione di valore nominale molto più basso (50% dell’attuale) ma dotate di una garanzia multilaterale. Se questo fosse il risultato, ne potrebbero risultare indirettamente avvantaggiati i piccoli creditori che non partecipano alla trattativa ma i cui titoli (oggi trattati sul mercato secondario a non più del 30% 40% del valore facciale) potrebbero essere apprezzati. Oppure gli hedge funds che hanno acquistato titoli greci al ribasso proprio pensando ad un loro apprezzamento in seguito ad un’intesa tra Grecia e Ifi.
In questo contesto, appare sensata la proposta del ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos di lanciare, entro la fine di questa settimana, un’offerta pubblica«a tutti i creditori privati»per la ristrutturazione del debito. In tal modo, si esce dall’impasse , dovuta al fatto di concludere un accordo di ristrutturazione unicamente con le grandi banche dell’Ifi, tale da favorire terzi (specialmente quelli che hanno operato con un intento puramente speculativo). In questo contesto, diventano davvero critiche le modalità e le specifiche dell’asta.
Non sappiamo se Venizelos e i suoi collaboratori siano al corrente del lavoro che è stato fatto al Trinity College di Dublino, sotto la guida di Constantin Gurdgiev, sulle modalità di ristrutturazione del debito dell’Irlanda che hanno permesso alla piccola Repubblica di mettersi sulla strada per uscire dalla tenaglia della crisi.
La pubblicazione dello studio è attesa per aprile; ne circola, però, già una bozza che andrebbe meditata non solo da chi ha l’onere di guidare la Grecia in questa difficile fase ma anche dall’Ifi, dal Fondo monetario e dalle autorità europee. Anche una gara ben fatta e una ristrutturazione efficiente ed equa sono unicamente il primo passo. Il pasticciaccio non si risolve, se non aiuta la Grecia a porsi sul sentiero di una crescita sostenuta.

Fonte: Avvenire del 14 febbraio 2012

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