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Che sia Colpevole o Innocente, Scaglia ha Diritto ad una sentenza

Lo abbiamo già scritto e vogliamo ripeterlo con chiarezza: non spetta ad altri che alla magistratura stabilire se Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb arrestato mesi fa nell’ ambito dell’ inchiesta su (tra l’ altro) un maxi-riciclaggio da due miliardi di euro, sia colpevole o innocente. Poiché, però, il dibattito sul (mal)funzionamento della giustizia e sul perché e sui modi per intervenire è continuo motivo di scontro in sede politica e istituzionale, è anche dai casi concreti che dobbiamo partire. Una giustizia può essere malata per tanti motivi: esterni – risorse insufficienti e leggi vecchie e sbagliate – ma anche interni. E nessuno può asserire che, come in ogni altra categoria professionale, anche in quella della magistratura non possano esserci distorsioni, incapacità, protagonismi, sconfinamenti. Tornato in Italia spontaneamente e affrontato un lungo periodo di detenzione (che aveva già sollevato interrogativi e proteste), Scaglia ha ottenuto il 17 maggio scorso il beneficio dei domiciliari, da scontare nella sua residenza in Valle d’ Aosta. Un paio di giorni fa, il tribunale del riesame ha respinto l’ appello dei suoi difensori che ne chiedevano la scarcerazione. Lamentano gli stessi legali che si tratta di una decisione «agli antipodi della giurisprudenza di legittimità, non sorprendente perché redatta dagli stessi giudici in appello che avevano già deciso al Tribunale del Riesame». In un sistema che consente agli stessi giudici che si sono pronunciati in altra veste (Tribunale del Riesame), di pronunciarsi sulla stessa materia «con un’ etichetta diversa (giudici d’ Appello) – sostengono gli avvocati Pier Maria Corso e Antonio Fiorella – è oltremodo difficile aspettarsi che smentiscano se stessi». I legali annunciano ricorso per Cassazione e ribadiscono l’ inutilità della carcerazione per un innocente. Se Scaglia sia innocente o meno, si vedrà. Speriamo il più presto possibile: così per Scaglia come per qualunque altro detenuto in attesa di giudizio. Per il momento, però, ci si lasci pensare che quando si parla di riforma della giustizia, si pensa anche a casi come questi, che aggiungono dubbi ad altri dubbi. Nella (ex) patria della certezza del diritto.

Fonte: Corriere della Sera 3 giugno 2010

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