• sabato , 20 Luglio 2024

Basta ritardo nei pagamenti

Come un treno in corsa il totale dei mancati pagamenti dalla pubblica amministrazione alle piccole e medie imprese avanza inesorabilmente. È stima corrente che si sia toccata la cifra di 70 miliardi di euro, ma alcune fonti sostengono che sia superiore. Fortunatamente però mentre il convoglio corre si stanno operando delle simulazioni per trovare il modo di fermarlo. L’Abi e le rappresentanze d’impresa (Confindustria, Rete Imprese Italia e Alleanza delle cooperative) stanno lavorando a una soluzione e c’è solo bisogno di accelerare il confronto con il governo, per poi decidere alla svelta.
Il contesto, va detto, è estremamente negativo perché i tempi medi di pagamento si allungano (il ritardo è calcolato in 150 giorni con punte di oltre un anno) mettendo a repentaglio la vita di molte aziende e invischiando lo Stato in un doppio e clamoroso conflitto di interesse. Come soggetto di politica economica avrebbe tutto l’interesse all’accelerazione dei pagamenti in funzione anticiclica, però come soggetto debitore ritarda la soluzione. In più non potendo i creditori staccare la spina e decidere di non lavorare con un cliente come lo Stato, quest’ultimo si giova di un palese abuso di posizione dominante. Continua ad alimentare il perverso meccanismo dei suoi debiti appaltando lavori che non paga!
Con una formula che può suonare ipocrita i crediti di cui parliamo sono catalogati come commerciali e non vanno ad aumentare quel «debito di Maastricht», da cui la Ue ci chiede di rientrare. Ma se si fosse percorsa una delle strade individuate, pagare le imprese creditrici con Bot e Btp, alla fine ci saremmo fatti del male. Come effetto immediato sarebbe peggiorato il rapporto deficit/Pil dal 120 almeno al 125%, con il rischio di sanzioni negative da parte dei mercati.
Il punto da cui partono Abi e imprese nelle loro simulazioni è la necessità di una certificazione: quei crediti vanno «timbrati», riconosciuti sul piano giuridico come certi ed esigibili. Una volta passato il Rubicone si tratta di scegliere la via migliore e l’ipotesi più semplice prevede che il credito battezzato «esigibile» possa essere scontato in banca per ottenere liquidità. Una seconda ipotesi postula che le imprese creditrici cedano alle banche i loro diritti che successivamente vengono cartolarizzati in titoli obbligazionari da collocare sul mercato dei capitali e da usare per ottenere anticipazioni dalla Bce. C’è infine una terza via che prevede l’intervento di un soggetto finanziario forte che assolva ad un ruolo di garanzia sia in caso di sconto in banca sia di cartolarizzazione. In Francia hanno fatto qualcosa di analogo creando un fondo di garanzia per interventi straordinari con la partecipazione della Caisse des Dépots e investitori istituzionali.
Per avere efficacia le soluzioni devono essere definite nell’arco di qualche settimana e non più, anche perché la successiva implementazione richiede comunque del tempo aggiuntivo difficile da calcolare. È chiaro, infine, che affrontare il tema dei pagamenti spinge in automatico il governo a rivedere il patto di stabilità interno che vincola i Comuni. In questa materia non c’è bisogno dell’Abi e delle imprese, il ministro Piero Giarda prima di tornare al governo aveva già messo nero su bianco delle idee interessanti.

Fonte: Corriere della Sera del 4 febbraio 2012

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