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Bankitalia vigila sui conti del Raìs

Sulle vicende libiche si muove anche la Banca d’ Italia, o meglio la Uif l’ unità di informazione finanziaria per il contrasto al riciclaggio. Con una stringatissima comunicazione inviata a tutte le banche e agli altri intermediari finanziari l’ Uif sollecita il monitoraggio delle operazioni che coinvolgono la famiglia di Gheddafi e il Governo della Libia. E richiama i destinatari all’ obbligo di «segnalare le operazioni sospette» così da consentire la sospensione immediata dei rapporti. Insomma è massima allerta ma sul fronte del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo, come peraltro la stessa Uif aveva segnalato con una precedente comunicazione, all’ accendersi delle turbolenze nel Nord Africa. Il faro acceso dall’ Unità di Bankitalia sulla famiglia di Muammar Gheddafi e del governo libico risponde, viene precisato nella comunicazione, alla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ Onu dello scorso 26 febbraio sul congelamento dei fondi e delle risorse economiche di alcuni membri della famiglia del leader libico, e si inserisce nel quadro delle «iniziative che livello internazionale sono state avviate per immobilizzare le attività riconducibili a persone ed entità del governo della Libia». Diverso è l’ intervento di congelamento delle partecipazioni azionarie libiche in società italiane, prime fra tutte Unicredit (7,5%) e Finmeccanica (2%), che spetta al governo. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, ieri, è stato preciso a riguardo: le decisioni andranno prese «a livello di Unione europea» ha detto rilevando che «non risultano ancora riflessioni europee tra ministri del Tesoro competenti». Né misure sanzionatorie già adottate dal Consiglio di sicurezza. La discussione, a livello internazionale, verte in questa fase sull’ ampiezza da dare alla risoluzione dell’ Onu che riguarda solo le persone della famiglia di Gheddafi. Se cioè far risalire a loro anche le proprietà dello Stato e quindi intervenire con una sanzione generale. È probabile che l’ Europa decida nel Consiglio straordinario convocato per l’ 11 marzo. Nel frattempo le società coinvolte, ed i loro azionisti come le Fondazioni per Unicredit, seguono con grande attenzione le vicende libiche anche se il problema concreto si dovrebbe aprire solo in occasione del voto nelle assemblee di bilancio di primavera. A questo riguardo la banca di Piazza Cordusio ieri ha comunicato di aver ristabilito i contatti con il vicepresidente del consiglio di amministrazione dell’ istituto, Farhat Bengdara, che si erano interrotti all’ inizio delle sommosse di Tripoli. Anche Finmeccanica mostra tranquillità. Sia per la partecipazione, considerata non significativa, sia per gli affari: «Su 48,7 miliardi di portafoglio ordini, la Libia copre solo 800 milioni circa. Il discorso sarebbe diverso nel caso in cui tutto il mondo arabo, con Arabia Saudita, Algeria, Oman fosse coinvolto dai disordini, perché questo è un mercato molto grande e ricco», ha osservato Pier Francesco Guarguaglini, amministratore delegato di Finmeccanica.

Fonte: Corriere della Sera del 3 marzo 2011

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