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Bankitalia: i nostri istituti possono resistere agli shock

Le banche italiane possono resistere a «shock particolarmente sfavorevoli». A garantire sulla solidità e sulla capacità di reazione rapida alla crisi è la Banca d’Italia, nel suo commento alle nuove stime dell’Eba sulle ricapitalizzazioni per gli istituti di credito europei che per l’Italia mostrano un dato sostanzialmente in linea con quanto già era stato evidenziato nel precedente esercizio di calcolo diffuso il 26 ottobre.
Il cuscinetto aggiuntivo di capitale «eccezionale e temporaneo» che viene richiesto ai cinque gruppi italiani del campione ammonta infatti a 15 miliardi 366 milioni di euro, così ripartiti: 7.974 per UniCredit (che ha già fatto sapere che, considerando la ristrutturazione dei Cashes e l’aumento di capitale recentemente varato, avrà un «capital buffer» di 1,7 miliardi di euro e un Core Tier 1 ratio del 9,4%); zero per Intesa Sanpaolo, che non ha esigenze di capitale aggiuntivo; il Monte dei Paschi di Siena ha un fabbisogno di 3 miliardi 267 milioni (anche l’istituto toscano rivendica di aver già avviato iniziative tese alla riduzione del buffer di capitale); per il Banco Popolare sono 2 miliardi e 731 milioni; per Ubi, un miliardo e 393 milioni.
«La particolare attenzione che la Banca d’Italia – afferma Via Nazionale – quale autorità di vigilanza, ha da sempre dedicato al calcolo dei coefficienti patrimoniali, anche con particolare riguardo alle modalità di determinazione delle attività ponderate per il rischio (il denominatore dei coefficienti patrimoniali), deve rassicurare sull’effettiva capacità del nostro sistema bancario di resistere a shock particolarmente sfavorevoli». Ma il comunicato di via Nazionale fa anche capire quale sarà il percorso futuro per adattare l’aritmetica contabile espressa dall’authority europea a una dimensione nella quale il campo da gioco continentale risulti effettivamente livellato e praticabile da tutti i giocatori, comprese le banche italiane che hanno fortemente criticato in tutte le sedi (si veda altro articolo) la scelta metodologica di applicare il mark to market anche ai titoli di Stato detenuti in portafoglio.
Entro il 20 gennaio 2012, spiega infatti la nota di via Nazionale, le banche per le quali è richiesta la costituzione del buffer patrimoniale dovranno presentare alle autorità di vigilanza nazionali i loro piani aziendali con le strategie per conseguire l’obiettivo indicato entro fine giugno «i piani- si afferma – dovranno essere concordati con la Banca d’Italia e saranno oggetto di consultazione e di revisione con l’Eba e con le altre autorità competenti nell’ambito dei collegi dei supervisori».
È probabile, quindi che in un processo di peer review a livello europeo saranno prese in considerazione anche le ragioni del sistema creditizio italiano. In ogni caso, la Vigilanza esaminerà i piani aziendali «con lo scopo specifico che essi non pregiudichino la capacità delle banche di finanziare le economie nell’attuale fase congiunturale». Il comunicato di via Nazionale contiene anche un ammonimento: «Cessioni di titoli sovrani non ridurranno in alcun modo l’ammontare del buffer che dovrà essere costituito entro giugno 2012; date le attuali condizioni di mercato, eventuali vendite di titoli sovrani avrebbero pertanto il solo effetto di materializzare perdite nei bilanci delle banche».

Fonte: Sole 24 Ore del 9 dicembre 2011

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