• martedì , 23 Luglio 2024

Banche una tassa demagogica

Tassare le banche, che bellezza! Paghino questi gnomi miliardari, che hanno scatenato la crisi, succhiato miliardi di soldi pubblici e che, le rare volte che li cacciano via, si prendono pure liquidazioni d’oro. Questa sì che è giustizia! Alla cassa anche loro, dicono i leader europei, quei comunisti di Merkel e Sarkozy, appena trovano il tempo fra un blocco dei salari e un taglio ai servizi sociali.Applaudi popolo, vedi che ci sono sacrifici per tutti?
Naturalmente la tassa, se si farà, non la pagheranno gli gnomi, i cui pingui compensi finora nessuno ha intaccato, nonostante i numerosi proclami. Andrà a carico del bilancio delle banche, cioè diventerà un costo aggiuntivo. Ma che importa, i leader contano sulla forza suggestiva della sineddoche, il tutto per la parte, contano sul fatto che quando dicono “banche” la gente pensi ai loro ricchi dirigenti.
Dai banchieri si levano le prime proteste, l’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo definisce l’idea “profondamente sbagliata”. Ma loro, si sa, sono parte in causa, quindi non attendibili. Poi arriva la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che certo non può essere sospettata di “intelligenza con il nemico”, visto che banche e imprese sono controparti e le prime non hanno mai perso un’occasione per lamentarsi delle seconde. “Le tasse sulle banche alla fine passano sempre dalle banche alle imprese e ai risparmiatori”, dice la Marcegaglia. Ecco qui, più chiaro e semplice non si poteva: mettere un’altra tassa sulle banche equivale ad aumentare le tasse e basta, ma in modo tortuoso e difficilmente percepibile dalla gran parte delle persone. Le banche pagheranno quella tassa, e per rifarsi aumenteranno un costo qui, una commissione là, faranno magari pagare un servizio che prima era gratuito. Alla fine, chi è che paga?
L’idea di costituire un fondo che intervenga in casi di emergenza va bene. C’è già in tutti i paesi, per esempio – e chi non l’aveva l’ha costituito negli ultimi due anni – il fondo di garanzia per i depositi, quello che in Italia rimborsa fino a 103.000 euro per ogni conto. Con il disastro che si è scatenato queste garanzie hanno dovuto essere integrate da quelle degli Stati, ma comunque hanno funzionato e non hanno avuto un costo, perché i depositanti, rassicurati, non hanno dato l’assalto agli sportelli temendo che i loro soldi sparissero, cosa che avrebbe provocato una catastrofe. Ma la nuova tassa sulle banche, se si farà, è pura demagogia e non c’entra assolutamente nulla con le riforme della finanza, quelle vere. Né c’entra con i compensi dei banchieri.. Un’altra arma di distrazione di massa.

Fonte: Repubblica del 18 giugno 2010

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