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Lo stipendio di Camusso, l’invidia sociale e il pauperismo plebeo

di Giuliano Cazzola

di Giuliano Cazzola

Le Punture di Spillo del blogger di Formiche.net, Giuliano Cazzola

La Cgil ‘’rivela’’ (come se fosse un segreto di Stato) lo stipendio di Susanna Camusso: 3.850 euro mensili netti. A noi ‘’non ce ne può fregar di meno’’. Immaginiamo, però, che nel Paese della ‘’invidia sociale’’ (sempre per il reddito degli altri) e del pauperismo plebeo qualcuno scriverà che la segretaria guadagna più dei lavoratori e dei pensionati iscritti al suo sindacato. E se fosse soltanto un problema loro? Per quanto mi riguarda comincerò a pormi delle domande se mi dimostreranno che un direttore di giornale o una delle ‘‘grandi firme’’ (che hanno accumulato delle fortune professionali ed economiche, perseguitando incessantemente ‘’la Casta’’) guadagnano come il redattore appena assunto.

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Stefania Giannini ha dichiarato che le teorie ‘’gender’ non fanno parte del programma scolastico e che, a questo proposito, il Ministero emanerà una circolare. Chapeau. Anche un orologio rotto, due volte al giorno, segna l’ora giusta.

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Ancora questa volta Matteo Renzi ce la farà, perché ha più coraggio, arroganza e determinazione dei suoi avversari. A me queste riforme non piacciono. Resto affezionato alla ‘’Costituzione più bella del mondo’’ della quale i Renzi’s brothers stanno facendo scempio. E sono ancora convinto che sarebbe bastato rivedere, in termini di maggiore efficienza decisionale, i regolamenti della Camera e del Senato per superare i limiti del bicameralismo perfetto (che assicurava un maggiore equilibrio istituzionale). Ma ormai il danno è stato consumato al 95%. Non credo che cambierebbero sostanzialmente le cose se al Paese fosse risparmiato l’ulteriore 5% (attinente ai criteri di nomina o di elezione dei senatori).

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Sulla riforma del Senato si sta ripetendo quanto è accaduto durante il processo legislativo del jobs act e dei successivi decreti delegati. La sinistra dem si è impuntata su particolari, assai poco significativi, incassando una sconfitta dopo l’altra.

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Sulla questione dei rifugiati vi sono due linee estreme: quella della chiusura dei confini e quella dell’accoglienza sempre e comunque. Ambedue sono sbagliate e impraticabili. Noi non siamo in grado di impedire ai ‘’dannati della terra’’ di cercare una nuova vita, ma non possiamo neppure ospitarli tutti. Ritenere che i processi di accesso al lavoro, di riequilibrio demografico e di integrazione sociale (di cui l’Europa ha necessità) si possano affrontare e risolvere in modo automatico attraverso l’accoglienza di milioni di persone sarebbe un comportamento irresponsabile, che finirebbe per accreditare le misure disgustose dell’Ungheria di Orban.

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