di Giampaolo Galli
Pochi se ne sono accorti, ma dalla BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, che viene spesso chiamata la banca delle banche centrali) continuano a uscire notizie importanti sulle innovazioni nel campo della moneta e dei pagamenti. Si tratta di idee, ma anche di sperimentazioni sul campo limitate per ora a pochi paesi, ma a quanto sembra molto promettenti.
La visione d’insieme delle innovazioni prossime venture è contenuto nel Rapporto annuale 2025, che è un documento ufficiale e dunque verosimilmente approvato dalla maggioranza delle 60 banche centrali azioniste. L’idea di fondo è quella di “tokenizzare” la moneta della banca centrale, i depositi bancari e i titoli di Stato. In prospettiva, tutte le attività finanziarie e reali potranno essere tokenizzate. In Europa, a tutto questo di aggiunge il grande progetto dell’euro digitale emesso dalla BCE.
Che non si tratti di innovazioni da poco lo si capisce dal titolo del corposo capitolo dedicato a questo tema: “La prossima generazione del sistema monetario e finanziario”. Ma cosa vuol dire “tokenizzare”? Come viene spiegato a pag. 77 “la tokenizzazione è il processo di registrare dei diritti su attività finanziarie o reali che ora stanno su un registro tradizionale in una piattaforma programmabile”. Ciò richiede la creazione di una nuova infrastruttura dei mercati finanziari – un registro unificato- che potrebbe utilizzare, ma non necessariamente – così si esprime la BRI – una DLT, ossia una “Distributed Ledger Technology”, come ad esempio la Blockchain. I vantaggi sarebbero enormi.
Il più evidente è che si potranno fare transazioni 7 giorni su 7 lungo le 24 ore. Il più importante è che verrebbe eliminato quel rischio di credito che viene chiamato rischio Herstatt dal nome della banca che nel 1974 acquistò marchi contro dollari e cessò l’attività dopo aver ricevuto i marchi e prima di essere riuscita a comprare i dollari che si era impegnata a consegnare; quando si diffuse la notizia della chiusura le banche americane sospesero tutti i pagamenti causando reazioni a catena.
Questo rischio, contro il quale le banche centrali hanno da tempo messo in atto degli argini, verrebbe del tutto cancellato per il fatto che il token consente di programmare operazioni immediate e simultanee: ad esempio, trasferire marchi quando arrivano i dollari. L’altro vantaggio che viene fortemente sottolineato è che i pagamenti sarebbe non solo istantanei, ma anche molto poco costosi. Il che vale soprattutto per i pagamenti fra Stati e valute diverse. Ma, come è stato notato da più parti, questo ultimo passo richiede che vi sia un accordo internazionale sulla tecnologia da utilizzare, sulla sua governance e sulle regole per contrastare riciclaggio, finanziamento del terrorismo e altre attività illegali.
Nulla di semplice. In tutto questo, che fine farebbero i cosiddetti stablecoin privati che tanto successo stanno riscuotendo sui mercati? Condannati, senza ben poche possibilità di appello.
(InPiù dell’11 marzo 2026)
