• sabato , 13 Luglio 2024

Arriva il “dottor algoritmo”

La sanità è emergenza per tutto il Paese.La medicina digitale sfida lobby e abitudini
Bancarotta della sanità federale o cure mediche affidate, in futuro, al “dottor algoritmo”? Scossi nelle loro certezze da una crisi economica senza fine e da vari eventi che non avevano messo in conto – cambiamento degli equilibri geopolitici, catastrofi naturali – gli americani cominciano a interrogarsi sul futuro della loro medicina costosa e inefficiente, anche se piena di eccellenze. Messa alle spalle la campagna elettorale – con la consueta retorica degli “anni migliori ancora davanti a noi” usata dai candidati per esorcizzare le difficoltà del modello Usa – gli Stati Uniti devono affrontare davvero le loro emergenze, prima fra tutte quella dello straripante debito pubblico, trainato proprio dalla crescita della spesa sanitaria. Un’impennata fin qui inarrestabile, anche per l’invecchiamento della popolazione. Ma c’è pure una macroscopica anomalia: la tecnologia, che in tutti gli altri settori economici ha abbassato i costi, nella sanità li fa esplodere. Nessun risparmio e, anzi, la moltiplicazione di esami, test, cure sofisticate e spesso di dubbia efficacia. Dottori e ospedali, fin qui, hanno opposto una sorta di resistenza passiva davanti alle nuove tecnologie della medicina digitalizzata, sviluppate e messe sul mercato da giganti come Microsoft, Cisco e Google. Colpa anche di un Congresso che, pur avendo introdotto verifiche sull’efficacia delle terapie basate sul confronto dei risultati ottenuti con vari trattamenti, si è rifiutato di inserire nell’analisi comparativa anche il criterio dei costi, oltre a quello dei risultati clinici ottenuti. «È come confrontare le prestazioni di una Ferrari con quelle di una Kia senza menzionare la differenza di prezzo», protesta, dalle colonne di Wired, Andy Grove, l’uomo che ha trasformato Intel nel gigante mondiale dei microchip. Che invoca una rivoluzione culturale nella sanità. La rivista dell’hi tech non è certo isolata nel suo tentativo di assaltare con gli strumenti delle tecnologie digitali gli oligopoli e le cittadelle protette della salute. Il magazine Fast Company elenca start up e innovatori che cercano di portare efficienza e trasparenza in un mondo nel quale non solo ancora tutto – dalle diagnosi, alle ricette, ai risultati dei test – viene veicolato su carta, ma ogni informazione è considerata riservata: quelle sullo stato di salute dei pazienti e i numeri del costo delle terapie, dei tariffari applicati, delle cifre rimborsate dalle assicurazioni.
È tutta la Silicon Valley, ora, che si sta mobilitando per scardinare questi meccanismi, creando software e applicazioni per smartphone che aiutano i medici a fare più rapidamente (e magari a distanza) una diagnosi. Ma che servono anche a confrontare i costi e individuare gli sprechi. Aziende come Rock Health, per cui lavora Halle Tecco, ex DreamWorks, lo studio cinematografico di Spielberg. O Massive Health il cui cofondatore, Aza Raskin, è convinto che i geni del tech debbano smettere di sognare imprese spaziali – come fanno Jeff Bezos e Paul Allen – o di consumarsi tra Twitter e Facebook, per dedicarsi alla missione-salute. Funzionerà? Non è la prima volta che la Silicon Valley prova a darsi una nuova missione: anni fa ha tentato di trasformarsi nella “valle verde” delle tecnologie dell’energia pulita e non ha funzionato granché. Con la sanità, blindata da lobby potentissime, potrebbe non andare meglio. A meno che un bilancio federale a rischio bancarotta e l’interesse delle assicurazioni a comprimere i costi non lascino più spazi ai profeti della medicina digitalizzata. Dove, però, la personalizzazione della cura rischia di non essere tanto quella del farmaco su misura creato dall’industria biotech (procedura comunque costosa), ma quella di un meccanismo automatico – con intervento minimo o nullo dell’uomo – che arriva alla terapia combinando i dati del paziente: il medico-algoritmo. Che non piace, anche se, secondo gli esperti, sbaglia meno di quello reale.

Fonte: Corriere della Sera del 9 novembre 2012

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