• giovedì , 30 Giugno 2022

No-vax, c’è qualcosa di indicibile oltre la protesta

di Bruno Costi

C’è qualcosa che non torna nei cortei di protesta che squassano l’Europa e l’Italia, perché non sono i vaccini ed il green pass i veri obiettivi da abbattere, ma qualcosa di diverso che fatichiamo tutti a mettere a fuoco, sbagliando dunque probabilmente le risposte .

Prima di tutto i fatti.

Dopo un anno e mezzo vissuti sull’ottovolante della pandemia, con il ripido precipizio dell’inverno 2020, il lock down primaverile, la lenta ripresa estiva, il nuovo precipizio della seconda ondata in autunno e poi la lenta , graduale risalita verso la normalità ottenuta nel 2021 grazie ai vaccini, le cifre ormai parlano chiaro.

In un anno, dal 5 novembre del 2020 al 5 novembre del 2021 (dati del Ministero della Salute)  i contagi da Covid-19 sono diminuiti di 5 volte; i ricoveri in ospedale – quelli che portarono al collasso medici, infermieri e strutture – sono diminuiti di 7,5 volte; il ricorso alle terapie intensive, che erano spesso l’anticamera della morte, è calato di 6 volte e i decessi, quelli cristallizzati dall’immagine indelebile dei camion carichi di bare in uscita da Bergamo, sono crollati di 8,7 volte.

Nel frattempo è accaduta una sola cosa: l’industria farmaceutica è riuscita a produrre un vaccino molto efficace che salva dal virus oltre il 95% delle persone; ed i governi più coerenti, tra i quali – bisogna ammetterlo – c’è anche quello italiano, sono riusciti a vaccinare 4 italiani su 5.

C’è bisogno di altro per dimostrare che il vaccino è la soluzione? Che è lo strumento che consente di tornare alla libertà di incontrarci e di salvare  le vite? Che è la chiave di accesso all’attività economica, il che significa trovare lavoro, guadagnare stipendi, progettare il futuro?

Certo, non tutto è andato alla perfezione, si poteva ed è sempre possibile fare meglio, ma si è certamente fatto meglio di tanti altri se nella virtuosa Germania, in questo autunno 2021, si guarda alla via italiana contro il Covid come modello da seguire, se i giornali inglesi si interrogano dubbiosi sull’ondivaga condotta del loro premier Boris Johnson, se il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden elogia il lavoro di Mario Draghi sui vaccini, e se in Russia ed in generale nei paesi dell’Est contagi e decessi si rincorrono a migliaia.

L’industria farmaceutica, certamente sta facendo grandi guadagni, ma avremmo avuto questi vaccini se non fosse stata la molla del profitto a indurre le aziende ed i governi a finanziare la ricerca e gli investimenti? E, per contro, che dire di Facebook, il social network manipolatore che ruba i nostri dati? Nel 2020 ha fatto 29 miliardi di profitti, il doppio di Pfizer, ma non sembra che i manifestanti la iscrivano nella lista delle élite mondiali che vogliono schiavizzare il popolo.

Cosa alimenta la protesta dei “no vax” e “no pass”

Chiediamoci allora di cosa si alimenta questa rumorosa minoranza dei “no vax” e “no green pass”.

Certamente non del disagio economico causato dal fermo delle attività, come accadeva nell’inverno del 2020, perché i più penalizzati di allora, i ristoranti e le strutture turistiche, oggi marciano a pieno regime; non del disagio sociale, perché è proprio la riapertura delle attività che consente di ridurre la disoccupazione, come testimoniano anche le cifre dell’Istat.

Per farsi un’idea può essere allora d’aiuto una interpretazione politica ed una antropologica.

Dal punto di vista politico generale, se il Novecento è stato il secolo caratterizzato dalla dimensione ideologica rozzamente schematizzabile tra destra-sinistra, Stato -mercato, uguaglianza-libertà, gli anni Duemila sembrano popolati da posizioni collocate su coordinate diverse: Globalismo/nazionalismo, italiani/stranieri, popolo/élite, crescita/decrescita. Ed infatti molte di queste posizioni sono percepibili nei tratti distintivi di chi protesta.

La risposta è nel profilo delle folle

Le cronache ci consegnano, infatti, una umanità un po’ anarcoide, un po’ antagonista, lontana dai partiti, fatta di movimenti ”contro”, a tratti anche violenta, permeabile alle infiltrazioni peggiori, ora della criminalità organizzata, ora dell’estrema destra, ora dei centri sociali. Un brodo di coltura nel quale bolle di tutto: no vax, no-tap, no-tav, anche componenti che tra loro si odiano, come l’estrema destra e i centri sociali, ma che pur di fare fronte comune contro il Potere (dello Stato, della finanza, delle élite) trovano inedite alleanze ed insospettabili solidarietà.

A tutto ciò si aggiunge purtroppo, come in passato accadde per le Brigate Rosse, una umanità fatta di intellettuali al tramonto o personaggi semi-dimenticati dalla pubblica opinione, nostalgici del passato, che sognano nuovi palcoscenici per la vanità della loro terza età.

Uno per tutti: Carlo Freccero, inventore di format televisivi degli anni ’80 per le Tv di Silvio Berlusconi. Oggi, di fronte alla spietatezza delle cifre, messo alle strette dei numeri, pur di negare l’utilità dei vaccini, sentenzia che in omaggio alla libertà di non vaccinarsi è giusto anche morire. Perchè i principi valgono più della vita. Naturalmente degli altri.

Ma allora, se questa è la sub cultura che alimenta la protesta, la risposta può essere solo il Generale Figliuolo e la sua campagna di vaccinazione o qualche altra tecnicalità di salute pubblica? La risposta è “no”. Ma quale sia la risposta è il tema su cui la migliore politica, la migliore cultura, la migliore scienza sociale dovrebbero misurarsi.

(www.clubeconomia.it dell’8 novembre 2021)

 
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