• lunedì , 29 Novembre 2021

Due alleati occulti per il Governo di Mario Draghi

di Bruno Costi

La sorpresa maggiore del momento politico nazionale non è l’incarico di Governo a Mario Draghi, da mesi incombente sulla rassegnata politica italiana come una ghigliottina sulla testa della vittima designata.

E’ piuttosto la miracolosa conversione dei più ribellisti ed imbizzarriti partiti politici, la Lega e i 5 Stelle, all’ortodossia draghiana osteggiata e svillaneggiata aspramente fino a pochi giorni prima.

Com’è possibile che l’Italexit dall’Euro, il sovranismo anti europeo, l’alleanza in Europa e negli Usa con le componenti più controverse e xenofobe del nazionalismo, da CasaPound ai Gilet Jaune, sia tra gli uomini di Grillo che fra quelli di Salvini, vengano bruciati nel giro di pochi giorni sul fuoco dell’atlantismo e dell’europeismo dichiarati ed ostentati di Mario Draghi? Cosa ha prodotto la folgorazione sulla Via di Damasco? La fede nell’aldilà Europeo o la paura dell’aldiqua italiano?

Anche se nessun lo dice, la risposta la sanno quasi tutti nelle stanze del potere e sta in quei due alleati occulti che Draghi ha e tutti conoscono, che lui, Super Mario sa di poter calare come Assi nella manica da un momento all’altro se il suo tentativo subisse ostacoli, sgambetti o peggio trappole parlamentari.

Il primo alleato è la paura delle elezioni anticipate prima della fatidica data del 2022, quando il Parlamento dovrà nominare il nuovo Capo dello Stato al posto di Sergio Mattarella.

Non è un caso infatti che la sola forza politica intenzionata ad opporsi al Governo Draghi, e che non teme le elezioni ed anzi le reclama, è Fratelli d’Italia, ovvero l’unico partito in forte e progressiva crescita nei sondaggi, accreditato ormai come la quarta forza parlamentare italiana e ad un passo dal sorpasso del Movimento 5 Stelle.

Tutti gli altri partiti infatti temono il voto: la Lega è quasi 10 punti sotto il suo picco di consensi dell’Estate 2019; il partito di Grillo  perderebbe nelle urne la metà dei consensi; Forza Italia rischierebbe l’irrilevanza parlamentare ed il Pd, pagherebbe la fallimentare gestione del Governo Conte 2 con un salasso di voti verso i partitini alla sua sinistra, fuoriusciti pentastellati compresi, dopo esser stato messo in crisi da quel Matteo Renzi che, avrà anche sbagliato nel modo, ma ha azzeccato tutto nella sostanza, dato che si deve a lui se Draghi è li dove oggi tutti lo acclamano.

Appoggiare il Governo Draghi dunque non è solo il facile mea culpa per il fallimento di soluzioni parlamentari ma è anche l’unico modo per scampare la paura del voto, altrimenti inevitabile. Sicchè, come l’ostaggio in preda ad una Sindrome di Stoccolma, i partiti scoprono di amare proprio il carceriere che li tiene segregati.

Il secondo alleato di Draghi che tutti temono ma nessuno pronuncia si chiama Quirinale.

Tra meno di un anno, il 3 febbraio 2022, scadrà il settennato di Sergio Mattarella ed il Parlamento in seduta congiunta dovrà eleggere il suo successore.

Come le presidenze di Scalfaro e Cossiga nella Prima Repubblica e di Napolitano nella Seconda hanno insegnato, il ruolo del Capo dello Stato può essere di cruciale rilevanza nel quadro costituzionale italiano, se attivamente interpretato.

Ebbene, tutti sanno che Draghi è il candidato n.1 a succedere a Mattarella, seguendo lo stesso itinerario che prima di lui percorsero Carlo Azeglio Ciampi, ma ancor prima Luigi Einaudi: dalla Banca Centrale al Quirinale.

Il chè significa, nel retro pensiero dei leader dei partiti italiani del 2021, interloquire benevolmente oggi per posizionarsi benevolmente domani. Chi di loro farebbe uno sgarbo a Draghi che chiede oggi la loro fiducia, sapendo che domani sarà Draghi a decidere se darla a loro con un possibile incarico di formare un Governo o condividendo una lista di ministri?

Sicchè è proprio quella inconfessata soggezione e sudditanza verso l’uomo da “tenersi buono” che fornisce a Draghi il secondo potente asso nella manica; che non sarà nemmeno necessario calare per avere via libera al suo Governo.

In altri termini, nessuno avrà il coraggio di far cadere il tentativo del Governo Draghi, anche a costo di mandar giù bocconi indigesti. Perchè far cadere quel tentativo significa tagliare il ramo su quale tutti i partiti , ad eccezione di FdI, sono seduti. La buona notizia è, dunque, che nessuno lo farà. E il Paese potrebbe sperare il meglio contro il virus e per l’economia.

(www.clubeconomia.it del 12 febbraio 2021)

 
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