• mercoledì , 28 Ottobre 2020

Sicurezza e Democrazia – Sommario: Relazione di Giuseppe Roma alla Giornata Europea sulla protezione dei dati personali

di Giuseppe Roma

I mutamenti della democrazia globale.I più recenti attacchi terroristici hanno messo alla prova gli apparati di sicurezza incentivando interventi operativi e, in taluni casi, anche legislativi (come in Francia), volti a migliorare la tenuta del sistema.

Maggiore controllo del territorio, più poter alle forze di polizia, raccolta massiva di comunicazioni e dati personali, sono conseguenze dirette di un tale stato d’allerta, che interessa buona parte dei paesi europei.Intervenire su libertà e diritti implica, naturalmente, una valutazione del necessario equilibrio fra tutela ed esercizio della democrazia.

Tale problematica s’innesta, poi, sul più generale dibattito riguardante le recenti trasformazioni dei principi storici e delle prerogative funzionali dei regimi democratici, determinate dalla globalizzazione dell’economia e dalle tecnologie della comunicazione.

La democrazia si presenta, oggi, come modello istituzionale più”resiliente”, flessibile e adattivo, ma non necessariamente più efficace. Inoltre, proprio la prepotente affermazione della rete sta minando, nei fatti, i principi della democrazia rappresentativa, assottigliando la separazione fra la “sovranità popolare” (che legittima il potere politico) e i “rappresentanti” (che lo esercitano in modo legittimo).

Di fronte alla complessità di questi cambiamenti, metal detector, video sorveglianza, intercettazioni telefoniche e telematiche, etc. vanno utilizzate con estrema cautela, ma non sembra possano rappresentare un pericolo mortale della democrazia.

Sempre che il potere accetti la trasparenza delle sue azioni come principio fondante, in modo che la democrazia – come diceva Schumpeter – sia anche una ”competizione delle elite di fronte alle masse”.

Nel mondo globale, le istituzioni democratiche costituiscono per l’opinione pubblica il sistema di organizzazione sociale preferibile a ogni altro. Tuttavia, in paesi in transizione (come Egitto, Tunisia, Sud Africa o Messico) una quota significativa dell’opinione pubblica (compresa fra 20-25%) propende verso regimi autoritari per affrontare situazioni particolari.

Nei paesi di più consolidata democrazia, poi, il confronto fra politica ed economia non evidenzia un primato della prima sulla seconda.Solo in Francia, Germania, Spagna e Regno Unito la maggioranza dei cittadini preferisce una democrazia funzionante a una forte economia; in Italia e negli Stati Uniti l’opinione pubblica è divisa a metà, mentre Paesi come Polonia, Russia o Indonesia preferiscono decisamente il benessere economico.

Per dirla con Robert Dahl, esiste una perenne tensione fra democrazia ed economia di mercato. Le disparità di reddito favoriscono massicciamente anche l’ineguale distribuzione delle risorse politiche, tuttavia la democrazia ha nell’economia di mercato una condizione vitale di sopravvivenza, in quanto i meccanismi di mercato inducono nella società pluralismo e merito.Fattori che non sono, tuttavia, operanti in modo omogeneo nell’economia globale finanziarizzata.

 

Paure e insicurezza fra terrorismo e crisi economica. Al primo posto fra le motivazioni che inducono insicurezza per i cittadini europei si colloca il terrorismo, subito seguito dalla crisi economica. Nella recente indagine dell’ Eurobarometro dell’aprile 2015 per il 49% dei residenti nell’UE il terrorismo rappresenta la principale causa delle paure, una quota che sale al 55% nei paesi del nucleo fondatore della UE (Italia,Francia,Germania e Benelux). In questi Paesi, come nell’intera Unione, la seconda motivazione, tuttavia, è rappresentata dalla crisi economica su cui converge il 26% degli intervistati, poi l’estremismo religioso e la criminalità organizzata per il 25%.

L’Europa resta un territorio ritenuto, dai suoi abitanti, sufficientemente sicuro: per il 27% degli europei è “molto sicuro” e per un ulteriore 52% è “abbastanza sicuro” , complessivamente quindi il 79%.Altrettanto vale per il Paese di residenza con il 35% di molto sicuri e il 47% di abbastanza sicuri, per un totale dell’82%.Per gli italiani il senso di sicurezza si riduce significativamente, in riferimento a tutte le dimensioni territoriali considerate. In particolare, rispetto a un valore medio europeo dell’82% di sufficientemente sicuri all’interno dei confini nazionali, gli italiani si riducono al 63%; nella propria città il valore medio europeo è dell’89%, in Italia del 76%; nel proprio quartiere di residenza dal 90% della media UE si scende al 79%.

Sulle principali sfide riguardanti la sicurezza gli italiani sono fondamentalmente allineati con i valori europei: bisogna intervenire contro il terrorismo (66%), la criminalità organizzata (54%) e per la sicurezza delle frontiere europee (41%). Minore sensibilità si rileva rispetto al cyber crime che ritenuto obiettivo prioritario solo per il 30% degli italiani e ma per il 42% degli europei.

Un dato molto interessante riguarda le caratteristiche di chi è più impaurito in Europa: il valore medio del 18% dei residenti, sale al 27% fra chi è in difficoltà economica non riuscendo a far fronte alle spese fisse, al 25% per divorziati e separati, al 24% per chi non accede a internet, al 23% di chi ha un basso livello d’istruzione, al 22% dei pensionati e al 21% degli over 55 anni.

 

Limitazione alle libertà, solo per giustificato motivo.A cosa si può rinunciare pur di ottenere maggiori livelli di sicurezza? Se ritorniamo a Spinoza non possiamo che ammettere che lo Stato è un potere collettivo titolare del diritto d’imposizione e in regime democratico ciascun individuo aliena il proprio diritto a favore della totalità del corpo sociale di cui costituisce una parte. Finalità, quindi, delle istituzioni democratiche è ” di liberare ciascuno dalla paura affinchè, nei limiti del possibile, possa vivere in sicurezza, senza tuttavia ottenere la sicurezza a scapito della libertà”

Proiettare nell’attuale situazione principi tanto significativi è,tuttavia, operazione complessa. In Europa la restrizione dei diritti fondamentali e delle libertà per combattere terrorismo e crimine organizzato trova il consenso del 15% dei cittadini, cui si può aggiungere un ulteriore 40% di intervistati che accettano tali limitazioni solo in particolari circostanze.

L’Italia si colloca nella media europea e il giudizio non è variato fra 2011 e 2015. Maggiore disponibilità esiste in Spagna (superiore al 60% rispetto a una media europea del 55%) e nel Regno Unito.

Per quanto attiene all’impatto d’internet e della rete sulla sicurezza, il 61% degli europei ritiene che sia positivo per le azioni delle autorità interessate, il 51% per la sicurezza dei cittadini e per i diritti di libertà.

Sulla base di un’indagine globale del Pew Research Center di New York, emerge tuttavia un orientamento dell’opinione pubblica non privo di ambiguità: mentre, infatti, il 56% difende la libertà di ciascuno di esprimersi senza alcuna censura da parte delle pubbliche istituzioni, quota che sale in Europa al 65%, il 59% afferma che per ragioni di sicurezza sarebbe opportuno vagliare preventivamente le notizie da pubblicare sui media riguardanti eventi che possono destare allarme sociale.

 

Conclusioni: non cedere alla paura, con la consapevolezza e la partecipazione dei cittadini alla vita democratica. La chiave di maggiore rassicurazione e il sentimento prevalente fra gli italiani e gli europei pongono al centro la difesa dei valori democratici, la non rinuncia alle prerogative di una libera convivenza. All’impegno delle istituzioni per realizzare il massimo sforzo di prevenzione e di tutela, si deve accompagnare la più diffusa attenzione dell’opinione pubblica a essere correttamente informati e a interessarsi attivamente di tutti gli aspetti della vita collettiva, di cui la sicurezza personale è parte importante.

 

Giuseppe Roma, ha diretto per venticinque anni il Censis e fra l’altro coordinato il World Social Summit sulle Paure Globali

 

 

 

 

 
Fonte:

Articoli dell'autore

Lascia un Commento

*