• sabato , 20 Agosto 2022

In sala operatoria si scoprono nuovi esiti

Vivaci polemiche sono scoppiate in questi giorni tra Regioni e enti ospedalieri per la pubblicazione dei dati erogati dall’ Agenas (Agenzia per i servizi sanitari regionali) che ha valutato gli “esiti” realizzati in 1.440 nosocomi sulla base di 47 indicatori relativi alle prestazioni fornite. Erano passate poche ore dalla diffusione che subito sono apparse classifiche di autoglorificazione (in testa soprattutto Toscana e Lombardia) e liste degli asini dove per comodità statistica erano stati concentrati istituti con specialità di eccellenza come ad esempio la Chirurgia del San Filippo Neri di Roma. Come ha riaffermato con forza il presidente dell’ Agenas, Giovanni Bissoni: «Non si tratta di estrapolare o, peggio, inventare classifiche, ma di fornirsi di un quadro che descriva lo stato dell’ arte, perché i dati che si ricevono sono difficilmente comparabili e riguardano troppi indicatori. In sostanza un ospedale eccellente per alcune cure può segnare un valore negativo, per cattiva amministrazione ma anche per motivi legati al fatto che proprio in quella struttura cercano assistenza i malati più gravi, peggiorando i risultati, ad esempio, sulle complicanze e la mortalità». Per capire la valenza di questi strumenti bisogna studiare che la loro introduzione negli anni Novanta è stata collegata all’ esigenza di monitorare l’ efficienza, il valore, la congruità dell’ offerta medica, sulla base di parametri omogenei, valutazione dei tempi, durata della degenza, utilizzo dei posti letto e delle sale operatorie. I servizi sanitari di tutto il mondo occidentale hanno realizzato negli anni Novanta strumenti e metodi di verifica e valutazione di efficienza come quelli legati ai costi economico finanziari, ma anche efficienza organizzativa come indicatori di strutturae di processo, tempi di attesa, durata della degenza, tassi di utilizzo dei posti letto e delle sale operatorie, tempo di rotazione e turnover. Di qui si può definire il “prodotto” sanitario. Il tempo e la tempestività sono una variabile fondamentale per il buon esito delle cure e trattamenti sanitari. Per esempio nel caso della frattura del collo del femore le valutazioni hanno dimostrato che fare l’ intervento entro le 48 ore dal trauma determina un buona guarigione e che, se invece si interviene più tardi, l’ esito può essere molto cattivo o infausto e causa di complicanze. Ovviamente la tempestività è il risultato non solo e non tanto della capacità dell’ ortopedico o della intera équipe ma anche dell’ intero processo assistenziale che in questo caso specifico è determinato dall’ integrazione del lavoro di tantissimi medici e infermieri di pronto soccorso, anestesia, geriatria, radiologia, sala operatoria, che devono coordinarsi e cooperare per raggiungere questo obiettivo che devono riconoscere come proprio. Lo stesso indicatore di tempo viene utilizzato per la colecistectomia laparoscopica, intervento di calcoli della colecisti per via laparoscopica, in cui invece si misura il tempo di degenza dopo l’ intervento che non deve superare le 48 ore. Anche in questo caso si è dimostrato che tanto più elevata è la qualità dell’ atto chirurgico tanto migliore è l’ evoluzione positiva del decorso e la dimissione del paziente entro un tempo breve. Per questo motivo in Europa si incomincia addirittura a misurare la casistica e i volumi trattati per operatore e non solo per équipe. Mentre nel nostro Paese applichiamo la misura dell’ esito solo all’ intero nosocomio e questo rappresenta un grosso limite di valutazione perché dove gli ospedali presentano numerose unità operative e quindi vi è frammentazione in numerose équipe si perde completamente il senso e il valore di questo indice. Questi indicatori sono però uno strumento straordinario per conoscere la qualità delle nostre strutturee lo scopo della loro pubblicazioneè quello di provocare una programmazione più corretta e superare le barriere culturali e di potere che la bloccano. Basta farne buon uso.

 
Fonte: Repubblica del 7 ottobre 2013

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