• sabato , 5 Dicembre 2020

“La Dc non può rinascere ma questo bipolarismo è finito”

Pellegrino Capaldo:mai più «unti del Signore» Per ridurre lo stock di debito pubblico serve un contributo straordinario.Non una patrimoniale, ma un’imposta una tantum sull’incremento di valore degli immobili, con pagamenti diluiti nel tempo.
Professor Capaldo, dove potrebbe o dovrebbe portare questo fermento nel mondo cattolico? Ritiene possa rinascere un partito cattolico come è stata la Dc? «Secondo me la questione del cosiddetto partito cattolico appartiene a schemi di analisi dai quali dobbiamo liberarci perché distorcono i fatti e non ci aiutano a comprendere la realtà. E la realtà è che nel nostro Paese vi è un diffuso modo di sentire, vorrei dire una vera e propria cultura popolare, che si ispira ai valori cristiani. Da questo dobbiamo partire. D’ altra parte: chi sono e quanti sono i cattolici italiani? Non lo so. Potrei dire meno dell’ 1%, o anche l’ 80%: tutto dipende dal modo in cui li definisco. So però con relativa certezza che la stragrande maggioranza degli italiani ha un comune sentire su alcuni temi, diciamo esistenziali, che riguardano l’ uomo, la sua vita, il suo destino, e desidera essere governata da politici che si ispirino e pratichino quei valori, fatti di rispetto e attenzione alla persona e ai suoi bisogni». Come può conciliarsi la presenza dei cattolici in politica con un sistema bipolare? «Per ora in Italia il bipolarismo è un argomento tabù. Quando non lo sarà più, credo presto, sarà difficile sottrarlo a un giudizio piuttosto critico. Osservando il nostro bipolarismo, non è chiaro in che cosa si differenzino i due poli, cosa li unisca al loro interno, quale tipo di società perseguono. L’ impressione è che le aggregazioni siano avvenute casualmente, sulla base di convenienze individuali. Così, non meraviglia che i cosiddetti cattolici siano finiti un po’ da una parte e un po’ dall’ altra. Ma la questione di fondo non è la loro collocazione, è il bipolarismo: così come costruito, non ha futuro. O lo emendiamo, o lo accantoniamo». Anche di questo, forse, si parlerà all’ appuntamento che parte del mondo cattolico si è dato a Todi il 17 ottobre, presente il presidente della Cei Angelo Bagnasco. Cosa ne pensa? «L’ incontro è un fatto positivo come è positiva ogni forma di dialogo tra persone che hanno comuni principi. Mi auguro che l’ incontro di Todi costituisca – sul piano politico – una fase importante del processo di aggregazione di tutti coloro che si ispirano ai valori cristiani». Pensa che quando Berlusconi uscirà di scena ci sarà bisogno di un nuovo leader forte per rifondare questo Paese? «No, sarebbe un grave errore. L’ Italia ha bisogno di un grande progetto e di un gruppo di persone in grado di attuarlo. Di un gruppo che sappia rinnovarsi e rigenerarsi aprendosi ai giovani e ai loro ideali. Che poi in quel gruppo emerga di tanto in tanto una personalità che, in virtù delle sue riconosciute qualità, ne assuma autorevolmente la guida, è un fatto positivo e auspicabile. Ma non dobbiamo far conto su “unti del Signore”, su una persona che risolva da sola i problemi di tutti». Quali possono essere i punti cardine di un progetto che aggreghi questo mondo a settori dei laici moderati? «Dobbiamo riaffermare l’ etica della responsabilità e i doveri di cittadinanza». Come si conciliano profitto e solidarietà, rigore e sviluppo? «Armonizzare sviluppo e solidarietà è il compito più nobile e alto della Politica, quella che non ha rinunciato al ruolo di guida della società e non si sia immiserita nell’ interpretazione, attraverso i sondaggi, delle aspettative immediate degli elettori. Ciò premesso, va riconosciuto il ruolo insostituibile dell’ impresa e del profitto. Va riconosciuta la funzione della competizione, ma occorre anche preoccuparsi di quelli che, senza loro colpa, non reggono il ritmo. Queste persone non possono essere abbandonate al loro destino». Alla base del funzionamento dello Stato, c’ è il Fisco: come dovrebbe funzionare in maniera più equa? «Un Fisco razionale deve distinguere nettamente tra reddito di impresa e delle persone fisiche. Sul primo l’ aliquota deve essere contenuta entro il 20% e favorire l’ autofinanziamento. Sul reddito delle persone fisiche, vale il principio della progressività, la cui curva penso vada posta in relazione con il “minimo vitale” per una vita dignitosa che, a sua volta, dipende dalla condizione soggettiva della famiglia. È chiaro che hanno capacità contributiva solo coloro che dispongono di un reddito eccedente il minimo vitale. Chi sta al di sotto, deve ricevere aiuti». In assenza di risorse, intanto, si taglia… «Finché ci sono inefficienze i tagli sono doverosi. Ho però l’ impressione che si stia tagliando in modo grossolano. Penso, ad esempio, che la macchina burocratica nel nostro Paese possa produrre servizi di miglior qualità e costare meno di quanto non costi ora. Ma bisogna lavorarci a lungo, per anni forse. Però bisogna cominciare. E destatalizzare il sistema, portando al centro il cittadino». Sì, ma questo non basta a risanare i conti. E in fretta. «Certo che non basta. Come non bastano la lotta all’ evasione e la valorizzazione del patrimonio pubblico. Ecco perché penso che, parallelamente alla messa a punto di un Progetto-Paese che dia la certezza di una vera svolta, dobbiamo immaginare un contributo straordinario che riduca il soffocante stock di debito pubblico e, con la conseguente riduzione degli interessi, ridia elasticità al nostro bilancio». Sta dicendo che sarà inevitabile mettere le mani nelle tasche degli italiani? Sta rilanciando la sua idea di patrimoniale? «Resto di quell’ idea. Anzi, quel che sta accadendo rafforza il mio convincimento. E comunque la mia non è una patrimoniale ma un’ imposta una tantum sull’ incremento di valore degli immobili. Certo, si possono studiare altre forme, ma non illudiamoci di salvare il Paese senza un’ operazione di quel tipo. Non fare qualcosa per ridurre il debito è autolesionistico. Mi domando: ha senso comune pagare sul debito pubblico 3-4 punti percentuali in più rispetto alla Germania? Non è forse preferibile fare un sacrificio una tantum per ottenere una forte riduzione dei tassi, tanto più che le somme per pagare gli interessi vengono comunque prelevate dalle “tasche di noi italiani”»? Eppure sono molti gli economisti che sostengono che la patrimoniale potrebbe essere non solo inutile ma dannosa. «E chi lo nega: certo che può rivelarsi dannosa! Tutto dipende dalla nozione di patrimonio, dall’ aliquota e, soprattutto, dalle modalità di pagamento. È chiaro che se fosse previsto un pagamento immediato, gli effetti sarebbero verosimilmente distruttivi sia in termini economici che sociali. Se però, cosa possibile, si distinguesse tra accertamento del tributo, che deve essere immediato anche per ridurre rapidamente il debito pubblico, e modalità di pagamento, che possono essere diluite nel tempo, il discorso cambia radicalmente. Ecco perché la mia proposta di un tributo sull’ incremento di valore degli immobili si incentra proprio sulle modalità di pagamento. In ogni caso resta il fatto che qualunque intervento straordinario per ridurre il debito ha senso solo se è nettamente subordinato a un Progetto-Paese che imponga un radicale cambiamento di rotta. Diversamente, se le cose restano come sono, qualunque intervento straordinario, imponendo ai cittadini un inutile sacrificio, diventa effettivamente dannoso».

 
Fonte: Corriere della Sera del 6 ottobre 2011

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