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2011, l’addio allo spazio. Lo shuttle va in pensione

Dopo 30 anni. Le navicelle saranno costruite dai privati.Il pianeta rosso La nuova missione della Nasa dovrebbe essere il volo verso Marte, ma non ci sono fondi sufficienti La frase J.F. Kennedy fu il 35esimo presidente degli Usa Vogliamo andare sulla Luna non perché sia un’ impresa facile, ma perché è difficile J. F. Kennedy, 1962
E’ durata trent’ anni, è stata segnata da due tragedie – le esplosioni del «Challenger» e del «Columbia», costate la vita di 14 astronauti – e ora finisce lasciandosi dietro sconcerto, confusione e conti da pagare. L’ era degli shuttle è arrivata ai suoi atti finali: «Discovery», la più anziana delle tre astronavi superstiti, quella che vola dal 1984 e che nel ‘ 90 ha messo in orbita il gigantesco telescopio «Hubble», è partita nella notte di venerdì da Cape Canaveral per il suo 39° e ultimo volo. Il 19 aprile toccherà all’ «Endeavour», che decollerà con al comando Mark Kelly, il marito di Gabrielle Giffords, la deputata democratica colpita all’ inizio di gennaio a Tucson da un attentatore folle. Il 28 giugno partirà per l’ ultimo volo anche l’ «Atlantis». Avrà a bordo un modulo da aggiungere alla stazione spaziale internazionale e riporterà a terra una pompa dell’ ammoniaca che si è rotta. Poi calerà il sipario: le tre navette prederanno la strada di altrettanti musei. Un mese fa, nel discorso sullo stato dell’ Unione, Barack Obama si è augurato che l’ America sappia trovare un altro «Sputnik moment» come quello che 40 anni fa la spinse a lanciare il programma «Apollo» dopo che i russi l’ avevano battuta nello spazio lanciando il primo satellite. Per ora, però, il 2011 si delinea solo come l’ anno di un malinconico «Shuttle moment»: quello dell’ addio all’ unico veicolo americano in grado di portare astronauti in orbita. A partire dalla seconda parte di quest’ anno, se vorrà mandare astronauti nello spazio, la Nasa dovrà chiedere ai russi di ospitarli (a caro prezzo) sulle sue Soyuz. Per quanto tempo? Nessuno lo sa: il programma missilistico Ares-Constellation per riportare un uomo sulla Luna è stato cancellato dalla Casa Bianca e dal Congresso per i costi eccessivi. La nuova missione dell’ agenzia federale dovrebbe essere quella di preparare il volo verso Marte, ma anche per questo mancano i soldi. Nei piani di Obama saranno i privati a costruire i nuovi «traghetti» per le stazioni spaziali. Alcuni operatori, come Boeing e Alliant Techsystems, hanno già proposto e sperimentato soluzioni per trasportare grossi carichi nello spazio, ma solo la SpaceX di Elon Musk ha mandato in orbita e fatto rientrare nell’ atmosfera una vera astronave, anche se – per ora – senza uomini a bordo e priva dei necessari dispositivi di sicurezza. Lo stesso Musk ha spiegato di recente al Corriere che, se avrà il contratto dalla Nasa, avrà bisogno di almeno tre anni per rendere l’ astronave «Dragon» operativa in condizioni di sicurezza. Insomma il vuoto che minaccia la supremazia americana nello spazio durerà almeno fino al 2016. Nonostante ciò, il «pensionamento» degli shuttle viene accolto da molti più con sollievo che con rammarico. Per capire il perché basta scorrere i commenti agli articoli sul lancio del «Discovery» pubblicati da molti siti online. «Un altro inutile spreco di denaro pubblico» è quello più frequente. Poi c’ è chi auspica che i capi della Nasa «vadano a vendere auto usate» e chi prevede che in futuro sarà la Cina a diventare protagonista nello spazio, mentre l’ agenzia Usa farà quello che facevano un tempo i cinesi: fuochi d’ artificio. Forzature. All’ origine delle quali c’ è un dato reale: quella dello shuttle, iniziata il 12 aprile del 1981 col primo lancio del «Columbia», è stata un’ era caratterizzata dai costi illimitati e dalla diffusione di una cultura burocratica nella Nasa. La navetta, essendo riutilizzabile, avrebbe dovuto portare a una riduzione delle spese. Le ha invece moltiplicate, per gli enormi oneri di manutenzione e trasporto degli shuttle (in genere caricati sul dorso di un jumbo jet) e perché ogni veicolo ha comunque una grossa parte – i motori e gli enormi serbatoi – che non è recuperabile. Che i costosissimi e complicatissimi shuttle stessero sovvertendo la cultura della Nasa era stato denunciato già nel 2003 dalla commissione che indagò sul disastro del «Columbia»: «Bisogna tornare alla cultura dell’ era Apollo, che era basata sulle capacità ingegneristiche, rispetto a quella burocratica di oggi, imbevuta di deferenza per le gerarchie e le procedure». Strano destino quello degli astronauti decollati l’ altra notte e che oggi effettueranno l’ aggancio alla stazione orbitante: volano su una vecchia astronave che perde i pezzi (letteralmente, anche se le schegge che si sono staccate al decollo non hanno compromesso nulla) e sono chiamati a scrivere la parola «fine» su una pagina importante della storia della conquista dello spazio, ma al tempo stesso aprono una strada nuova. Con loro, a bordo del «Discovery», c’ è un settimo astronauta: Robonaut 2, il primo umanoide robot inviato nello spazio.

Fonte: Corriere della Sera del 26 febbraio 2011

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