• sabato , 5 Dicembre 2020

Quelle assunzioni all’Atac una Brutta Storia Romana

È una brutta, inaccettabile storia di gestione aziendale, quella dell’ Atac, la municipalizzata dei trasporti di Roma. Una storia che merita di essere raccontata bene – e abbiamo cominciato e continueremo a farlo nelle pagine della cronaca cittadina – per i molti risvolti che offre. Quello che in questi giorni sta emergendo di prepotenza riguarda le 854 assunzioni per chiamata diretta (cioè senza esami e concorsi) fatte negli ultimi due anni. A gestirle, l’ ex amministratore delegato Adalberto Bertucci, che ha dovuto mollare dopo le violente polemiche relative al suo robusto stipendio, 359 mila euro. Bertucci è stato il terzo manager capitolino più pagato. E ancora oggi percepisce 219 mila euro che, a titolo di consulenza, formavano la sua retribuzione. Il che, da discutibile, diventa francamente inaccettabile visto che i conti dell’ azienda sono negativi, scontando tra l’ altro un debito accertato di 90 milioni di euro che, a fine anno, potrebbe raggiungere i 120. Tenuto conto che, in base al decreto Ronchi, come tutte le municipalizzate di servizi, entro il 31 dicembre 2011 il 40% del capitale Atac dovrà passare ai privati, la gravità della situazione è evidente. E non è tutto. Perché anche la gestione del personale non è stata esattamente oculata. Servivano autisti, per esempio, e sono stati assunti dirigenti, impiegati e segretarie. Che, del resto, avevano l’ irresistibile prerogativa di essere mogli, amiche, fidanzate, cognati, parenti, portaborse di politici, ma anche di manager e sindacalisti dell’ Atac stessa. E così, ecco la cubista che diventa segretaria. Ed ecco un impiegato ex esponente dei Nar e una volta vicino ai fratelli Fioravanti e un dirigente ex Terza Posizione. Il passato è passato, per la cubista come per i due ex estremisti (a carico di questi ultimi, ha fatto sapere l’ azienda, non risultano carichi penali). E il punto, del resto, è ben più ampio e riguarda il perché di un insieme di assunzioni fatte in barba a qualsiasi regola di equità. Su questo va fatta chiarezza e non dubitiamo che Maurizio Basile, il nuovo numero uno dell’ azienda voluto dal sindaco Gianni Alemanno, non smentirà la sua fama di bravo manager. Facendo chiarezza, ripulendo, tagliando, risanando.

 
Fonte: Corriere della Sera del 3 dicembre 2010

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