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Dario Laruffa Lo spazio tricolore Storie di uomini che hanno visto le stelle
Tutti sanno che siamo un popolo di santi, poeti, navigatori. Nessuno ricorda che siamo anche un popolo di navigatori spaziali.
Quarant’anni dopo si ignora che il pollice che spedì l’uomo sulla Luna fu un pollice tricolore. Che, insomma, fu un italiano a pronunciare il fatidico «go» per l’Apollo 11 dalla sala comando di Cape Kennedy, quel 16 luglio del 1969.
E quasi nessuno sa che siamo stati noi il terzo Paese al mondo a lanciare un satellite in orbita: il San Marco nel 1964. Ci avevano preceduto solo l’Unione delle Repubbliche sovietiche e gli Stati uniti d’America.
E che è stata l’Italia ad attrezzare una piattaforma vicino a Malindi in Kenia, come base di lancio a disposizione della comunità internazionale, dalla quale fu lanciato il primo satellite scientifico per lo studio delle sorgenti celesti di raggi X, l’Uhuru, parola che in swahili significa libertà.
“Lo Spazio tricolore. Storie di uomini che hanno visto le stelle”, di Dario Laruffa, per Utet Libreria, (in libreria dal 14 maggio 2009), racconta quel che l’Italia ha fatto per lo studio e la conquista dello Spazio. Che non è stato poco.
I cinque astronauti italiani svelano nuovi particolari sulle loro missioni e su come “il mondo dello Spazio” consideri “l’Italia dello Spazio”.
Gli uomini dell’industria raccontano che una competizione feroce si vince con l’ingegno, ma anche con l’azzardo, e con qualche fortunato “espediente”.
La specificità italiana è raccontata – e non potrebbe essere diversamente – in stretta relazione con “il resto del mondo”. È un povero Paese quello che si chiude – se mai fosse possibile – nell’autocelebrazione e in una sorta di splendido isolamento, ma è altrettanto Povero un Paese che non ha la più pallida idea di quel che ha saputo fare.
Ricordare la rilevantissima e pressoché sconosciuta presenza italiana nel sogno e nell’avventura spaziale - uomini, aziende, tecnologia - non significa fare un’apologia nazionalistica, nessun particolarismo nazionale nell’era della globalizzazione in cui “gli astronauti abitano lo spazio alternandosi nella stazione internazionale come in un vero e proprio laboratorio permanente orbitante sulle nostre teste senza fare più notizia”, come ricorda Margherita Hack.
Viviamo in un’era distratta: oggi è dato in qualche modo «per scontato» l’utilizzo dello Spazio. E così ci passa di mente che i padri dello Spazio europeo sono stati anche italiani e che siamo la prima nazione ad avere una costellazione di satelliti che osservano la Terra. Quando arriva una catastrofe ci accorgiamo invece di quanto siano utili.
Queste pagine delineano una specie di romanzo italiano dello Spazio. Un’avventura lunga quasi un secolo che è della scienza ma anche della fantasia, dell’innovazione ma anche dell’immaginazione.
Sapevate che il primo segugio italiano di Ufo è un generale dell’Aeronautica militare?
Ricordate come Ungaretti “lesse” l’uomo sulla Luna ? O che esiste un Flaiano “fantascientifico” non solo col suo Marziano a Roma ? O che anche Tinto Brass si è cimentato con gli extraterrestri ?
Anche l’Italia, Paese che ha spedito due volte Pulcinella fra le stelle (a metà Ottocento e agli inizi del terzo millennio) ha una sua produzione nazionale di fantascienza. Film, libri, fumetti.
Rileggerla potrebbe magari aiutarci a considerare di nuovo lo Spazio come «una cosa fantastica ».
Lo spazio tricolore è una specie di romanzo italiano dello Spazio, censisce lo Spazio dell’Italia e lo spazio dell’Italia nello Spazio.
Dario Laruffa, giornalista dal 1976. In Rai dal 1980: prima al Gr1, poi al Tg2. Giornalista economico, inviato speciale, radiotelecronista, conduttore del telegiornale. Insegna alla Suola di Giornalismo della Luiss dall’inizio degli anni Novanta. Fra i riconoscimenti ottenuti, nel 2007, il premio Saint Vincent per un TG2 dossier sulla Russia.
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