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Borse e Finanza
autore: Paola Pilati

Espresso del 11 febbraio 2010


Catena alimentare in banca

Anche le banche hanno la loro catena alimentare. E i correntisti, manco a dirlo, si trovano proprio alla fine. Sono usciti i primi dati sulla distribuzione degli utili nelle banche americane (parliamo di Citibank, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America), le maggiori responsabili, a livello planetario, del crack economico in cui siamo sprofondati. A chi va la fetta maggiore dei profitti ottenuti nel 2009? Pensate che abbiano sentito il bisogno di fare pace con il mercato, restituire un po’ in giro i quattrini tirati su anche grazie all’intervento del salvataggio pubblico?
Invece no: per ogni dollaro guadagnato dalle banche l’anno scorso, 90 centesimi in media sono andati in salari, bonus, premi vari dei dipendenti. Una manna. Erano 60 centesimi per dollaro nei tempi normali.
Come mai questa improvvisa generosità? Ufficialmente, è una politica per trattenere i talenti, e quindi un elemento con cui le banche si fanno concorrenza. Ma volendo essere maligni, si potrebbe pensare che i boss, dotati di lunghissima coda di paglia per essersi attribuiti bonus milionari, siano diventati di manica larga per comprare la complicità dei dipendenti. Ne scaturisce una ovvia morale: nella catena degli stakeholders del credito, i primi a sfamarsi sono quelli dentro le banche, e i regolatori hanno già perso la loro battaglia per mettere un qualche limite ai compensi stellari di banchieri&C, per i quali non c’è né tetto né legge.
Poi tocca agli azionisti delle banche. Siano essi parco buoi o titolari di grandi pacchetti, a loro rimane una fetta risicata degli utili, sotto forma di dividendi. In America, non saranno per niente contenti della ripartizione, e magari cominceranno a fare pressione per avere di più. Proprio come avviene da noi, dove le Fondazioni bancarie, proprietarie delle banche, già scalpitano per non rimanere a secco anche quest’anno (l’anno passato molti bilanci bancari hanno tagliato i dividendi) e tornare a incassare ricchi assegni.
A spese di chi capita tutto questo? Di chi resta in fondo alla catena: gli stakeholder che mettono a disposizione la materia prima, cioè il denaro, i propri quattrini. Che hanno poco potere per far valere il loro peso, e poche alternative perché nel mondo del credito c’è scarsa concorrenza. Ma saranno loro, ancora una volta, a dover pagare il conto (corrente).

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I prossimi appuntamenti
Vittorio Grilli
Direttore Generale del Tesoro


 7/07/2010,
ore 13.30
Susanna Camusso
Vice Segretario generale della CGIL


30/06/2010,
ore 13.15
Sen. Mario Baldassarri
Presidente della commissione Bilancio del Senato


24/06/2010,
ore 13.30