• venerdì , 17 Settembre 2021

LA LEZIONE DELLA TUNISIA

di Giuseppe Pennisi

Riuscirà la Biden Tax, visto che il presidente Usa si è mosso per primo, a frenare l’esodo di sedi legali di imprese verso Stati dove l’imposizione tributaria sugli utili aziendali è molto bassa? La Biden Tax, non va dimenticato, è rivolta principalmente agli Usa, dove le “corporate taxes” variano da Stato a Stato e possono essere, in alcuni Stati dell’Unione, molto basse a ragione di generosi sgravi. Una “minimun tax” del 21% sugli utili netti potrebbe, in una certa misura, risolvere questo nodo interamente interno.

Se estesa, ad esempio, ai Paesi Ocse, potrebbe rallentare o bloccare l’emigrazione verso “paradisi fiscali” nell’area dei Paesi industrializzati ad economia di mercato? Guardiamo, innanzitutto, il tema all’interno degli Stati Uniti. Uno studio fondamentale di Arnold Harberger del lontano 1962 concluse che se aumenta l’imposizione su uno dei fattori di produzione (il capitale), le imprese si rivalgono sull’altro (il lavoro). Lo studio di Harberger era teorico e si basava su numerose ipotesi semplificative.

Non molto tempo fa, Lawrence Klotikoff dell’Università di Boston e l’ex Segretario al Tesoro Lawrence Sumners, ora ad Harvard, sono arrivati alla stessa conclusione sulla base di dati empirici degli ultimi cinquanta anni. Avviso ai naviganti: maneggiare con cura. Ciò spiega l’accesso dibattito in corso a Washington e dintorni. E l’eventuale applicazione a livello internazionale? Potrebbe essere un appiglio utile per il grimaldello che da anni si cerca in seno all’Ocse per evitare distorsioni create da “paradisi fiscali” anche all’interno di quel club di gentiluomini che dovrebbe essere l’organizzazione dei Paesi industrializzai a economia di mercato.

Una giovane economista americana, che Biden ha nominato vice segretario al Tesoro, Kimberly Clausing, ha pubblicato circa un anno fa un’analisi comparata di tutti i Paesi Ocse che in sostanza mette in serio dubbio le conclusioni di Harberger, Klotikoff e Sumners: in breve, non si deve temere una compressione salariale e l’applicazione di un’imposta del genere in tutti Paesi Ocse potrebbe frenare l’emigrazione verso Stati a fiscalità leggera.

Il condizionale è d’obbligo perché le imprese trasferiscono le proprie sedi legali non solo per motivi tributari, ma anche per determinanti “ambientali” (giustizia, pubblica amministrazione, infrastrutture, reti efficienti). La Tunisia ha tentato di diventare l’Irlanda o l’Olanda del Mediterraneo: ha tagliato le imposte societarie. Ma non ha attirato nessuno.

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Fonte: da Avvenire del 19/05/2021

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