• lunedì , 30 Novembre 2020

Così la corsa al Colle blocca le vere misure per la crescita

Intervista a Mario Baldassarri, Presidente Centro Studi Economia Reale

I Governi europei stanno cercando di fronteggiare la seconda ondata di contagi del Covid-19 con misure che evitino nuovi lockdown generalizzati. E chiaro però che le restrizioni avranno conseguenze su un’economia che stava cercando di rimbalzare dopo il tonfo del secondo trimestre. Anziché accelerare il percorso del Recovery fund, tuttavia, Consiglio e Parlamento europeo non hanno ancora trovato un accordo sul bilancio Ue 2021-27, che servirà ad alimentare il Next Generation Eu. «Purtroppo – ci dice Mario Baldassarri, ex viceministro all’economia e presidente del centro studi EconomiaReale – con i provvedimenti presi in tutta Europa, Italia compresa, quello che era lo scenario pessimistico diventa quello di base. Per il nostro Paese tutto ciò si traduce in una contrazione del Pil del 2020 almeno dell’11% e, soprattutto, in una ripresa nel 2021 non più al 6% come stimato nella Nadef, ma intorno allo 0,5-1%, come da previsioni nello scenario pessimistico di Fmi e Bankitalia. La conseguenza più immediata di tale situazione è che il debito pubblico quest’anno supererà il 160% del Pil e l’anno prossimo difficilmente scenderà sotto tale soglia».

Questo è un problema in prospettiva, per quando torneranno in vigore le regole del Patto di stabilità e crescita ora sospeso…
Non è questo il problema perché almeno per vari anni quelle regole non torneranno. Il vero problema è quello di una recessione profonda e probabilmente duratura. Quindi in gioco ci sono le condizioni economico-sociali del Paese, non il ritorno delle regole europee.

Quale deve essere la risposta a questa situazione?
Non si può non pensare a quello che avremmo dovuto fare ad aprile-maggio, cioè utilizzare i 37 miliardi del Mes per un piano forte, rapido, su sanità, scuola e trasporti pubblici. Ma al di là dell’origine delle risorse, manca la capacità di indirizzarle. Tutti sono d’accordo nel dire che utilizzeremo il Recovery fund, ma da tempo è noto che, se tutto va bene, i primi stanziamenti arriveranno nella seconda metà del 2021 e comunque a fronte della presentazione di progetti. Noi siamo ancora fermi a una lista di 260 progetti, mentre bisognerebbe presentarne 10-15, tenendo conto che ci vorrà uno stato avanzamento lavori perché le spettanze arriveranno man mano che si realizzeranno le riforme e gli investimenti. Per noi il problema non è tanto l’accesso alle risorse, ma, come dimostra l’esperienza degli ultimi 20 anni sui fondi strutturali europei, la capacità di realizzare progetti, di spendere bene.

Insomma, manca una strategia.
No, manca il coraggio politico di prendere delle decisioni vere. Nei mesi scorsi siamo stati in stallo anche a causa delle regionali di settembre. Adesso non vorrei che qualcuno volesse aspettare l’elezione del presidente della Repubblica.

Il Governo, prima con il Decreto rilancio, poi con quello ristori, sta cercando di aiutare le attività penalizzate dalle restrizioni. Cosa ne pensa?
Questi stanziamenti, già dalla primavera, sono stati esigui e tardivi. L’indennizzo sul mancato fatturato è una presa in giro totale. E anche il Decreto dei giorni scorsi, visto che si dice che verranno dati ristori pari persino al 200% o al 400% di quelli erogati ad aprile, che erano di importo ridicolo: il 200% di una somma ridicola resta una somma ridicola.

Vanno dunque aumentati gli importi dei ristori?
Io avevo proposto da tempo di concentrare i famosi 100 miliardi di extradeficit che non si sa bene se e come sono stati utilizzati, su due voci fondamentali: la Cig per i lavoratori dipendenti; gli indennizzi ai lavoratori autonomi e alle imprese pari alla differenza tra il fatturato 2020 e il fatturato 2019, non sulla base di un singolo mese, ma di almeno 7-8 mesi. Non dobbiamo poi dimenticare che a marzo la Pa aveva debiti verso le imprese pari a 55 miliardi e in questi mesi la cifra dovuta è aumentata: prima ancora di prevedere delle garanzie pubbliche sui prestiti bancari occorreva pagare le fatture scadute alle imprese.

C’è ora la possibilità di rimediare a questa situazione?
Manca la coesione politica, perché vediamo tutti quali sono i contrasti e le differenze all’interno del Governo, mentre all’opposizione c’è chi ha di fatto aiutato l’esecutivo a non utilizzare i fondi del Mes.

Servirebbe un Governo di unità nazionale?
Io non dico quale Governo serve, ma quali cose servono all’Italia. Dopodiché la politica deve dare la risposta su quale esecutivo sia capace di realizzarle. Di certo però non possiamo tirare a campare fino al semestre bianco per poi aspettare l’elezione del presidente della Repubblica nella primavera del 2022.

 
Fonte: da Il Sussidiario.net del 1 NOVEMBRE 2020

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