• martedì , 11 Agosto 2020

I fondi europei, la dignità dell’Italia e gli errori che si potevano evitare

di Bruno Costi

Se avremo la capacità di prenderli, saremo anche riusciti nell’impresa di far arrivare in Italia 209 miliardi di aiuti europei del Next generation Plan, ma certamente non è stato molto dignitoso per il Governo italiano al tavolo delle trattative tra Stati, fare appello ai nostri 35 mila morti del Covid pur di ottenere un successo da spendere per restare in sella fino alla fine della legislatura.

Secondo quanto ha riportato, non smentito, il Corriere della Sera, pare che nel momento più difficile della trattativa , quando nella notte tra il 20 ed il 21 luglio 2020 sembrava che il Consiglio Europeo stesse fallendo, il Presidente del Consiglio italiano abbia testualmente affermato: “Non potete farci questo giochino che prima ci date i soldi e poi ci torcete il braccio. Non ci potete umiliare… lo dobbiamo fare anche per tutte le persone che sono morte per il Covid”.

La parola “ umiliare”, che il presidente Conte avrebbe pronunciato, è paradigmatica di come sono andate veramente le cose in quella notte, al di là delle narrazioni che da Palazzo Chigi tentano di rappresentare un Presidente volitivo che impone ai grandi d’Europa la linea italiana.

Volevano e stavano per umiliare l’Italia, imponendo un accordo che avrebbe costretto il Governo a presentare le sue proposte di investimento alla commissione d’esame degli altri 26 governi, ed esponendo il Paese al veto della meno europeista nazione d’Europa, quell’Olanda autoreferenziale attaccata ai soldi ed ai mercanteggiamenti di una tradizione coloniale fatta di schiavismo ed inciviltà, guidata dal piccolo premier Rutte che siamo riusciti a far sembrare un gigante nonostante guidi un Paese che al nostro cospetto è un nano.

Ne siamo usciti, dunque, grazie ad un appello disperato, di quelli che si fanno quando si percepisce che tutti gli altri argomenti quelli tecnici, quelli politici, quelli diplomatici non hanno sortito alcun effetto e si ricorre alla mozione degli affetti, alla volontà di impietosire pur di tornare a casa con i soldi sperati.

Ma si doveva per forza arrivare a questo punto? E’ possibile che un Paese con una tradizione politica diplomatica così forte come l’Italia, ispiratrice delle linee fondanti della costruzione europea, abbia dovuto ricorrere alla forza della disperazione pur di non uscire umiliata dal Consiglio Europeo?

Il terreno sul quale dovevamo agire ed avevamo la possibilità di operare è quello nel quale il mix tra forza economica e politica trovano nelle arti della diplomazia le armi per prevalere, come da sempre sappiamo fare.

Ed invece, deposte da subito le armi dell’economia abbiamo accettato come punto di partenza della trattativa con i partner europei la proposta della presidente della Commissione Von der Lyen, (750 miliari di aiuti, due terzi a fondo perduto e il freno d’emergenza lasciato nelle mani dei governi, da tirare se non siamo convincenti) quando sapevamo che l’Olanda e gli altri tre paesi autodefinitisi frugali avrebbero chiesto molto di più, a costo di bloccare il piano di aiuti e la condivisione del debito per erogarli. Anche un bambino sa che se  all’inizio di una trattativa accetti in partenza ciò che gli altri non vogliono, non avrai nemmeno quello accettavi in partenza.

Inoltre, è noto che la virtuosa Olanda sia un Paradiso fiscale che facendo concorrenza sleale all’interno dell’Unione europea sottrae 57 miliari di dollari di entrate fiscali agli altri paesi di cui 23 miliari all’Italia. Potremmo definirla elusione fiscale o furto con destrezza e sappiamo che è una pratica illegale tollerata da Bruxelles. Ebbene, ce ne siamo ricordati solo nel secondo giorno di trattativa, provando timidamente a sollevare il caso, ma rinunciandoci dopo poche ore e dimenticando che queste cose si preparano diplomaticamente prima, costruendo proposte tecniche, condividendole con altri partner e, istruendo un dossier che al tavolo delle trattative va fatto pesare, nel momento della trattativa. E’ l’arma della deterrenza  quella che premia nelle trattative dignitose tra Stati, non quella della pietà.

Infine le Riforme. Francia e Germania hanno già pronti i progetti d i investimento da presentare a Bruxelles, fatti di piani di fattibilità, dettagli, cronoprogrammi e piani finanziari. Noi stiamo ancora discutendo sulla rappresentanza dei partiti che nominerà gli esperti che devono vagliarli e confezionarli e se saranno guidati da Conte o da Gualtieri o da Di Maio.

Dovevamo averli pronti anche noi e dovevamo giocare d’anticipo a Bruxelles chiedendo noi che i fondi fossero legati a progetti; non il contrario.

Come ha spiegato il prof Mario Monti, il risultato è aver lasciato nelle mani dei governi , più che della Commissione Europea, l’arma del giudizio che conta. E’ vero che,foremalmente,  l’ultima parola spetta alla Commissione, ma sono i Governi che indirizzano la Commission, non il contrario; e, come Monti ricordava, siamo nelle mani dei parlamentari olandesi o di possibili referendum ostativi che quel Parlamento potrebbe votare. Cosa pensiamo che faccia la Commissione Europea di fronte a questo scenario? Abbiamo bisogno di molti, molti auguri.

 

(www.clubeconomia.it del 24 luglio 2020)

 

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