• venerdì , 5 giugno 2020

Prestito FCA: il piacere di inventarsi un problema

di Franco Debenedetti

“Le misure adottate prevedono garanzie da parte dello stato […] in favore di banche che effettuino finanziamenti alle imprese sotto qualsiasi forma […] subordinate a una serie di condizioni tra le quali l’impossibilità di distribuzione dei dividendi da parte dell’impresa beneficiaria per i successivi dodici mesi e la necessaria destinazione del finanziamento per sostenere spese ad attività produttive localizzate in Italia”. Basta saper leggere quello che sta scritto in Gazzetta Ufficiale per chiudere l’audio su molto di quello che è stato detto e mandare nel cestino molto di quello che è stato scritto contro la richiesta da parte di Fca di usufruirne per 6,5 miliardi di euro.
A qualcuno può sembrare logico che questo provvedimento valga solo per aziende che hanno la sede legale in Italia: ma il legislatore, se questo avesse voluto, questo avrebbe dovuto scrivere. Non averlo fatto ha una sua logica: le fabbriche, gli operai, i fornitori sono in Italia? Il decreto vuole rimettere in moto il ciclo produttivo? Fa differenza dove ha la sua sede legale? E allora? Anzi, discriminare non invita a investire in Italia, e farlo tra paesi dell’Unione potrebbe creare problemi. E poi, la Bce mette 750 miliardi per il Pandemic emergency purchase programme, e noi discriminiamo su dove (in Europa) è la sede sociale? Poiché se ne sono lette di tutte conviene chiedersi quanto ci guadagna Fca dall’operazione. Il rating di Fca è BB+ e il Cds a 3 anni, cioè il costo per assicurarsi contro il suo default entro quella data, che a febbraio era dell’1 per cento, adesso è del 4 per cento. Il tasso su un bond Fca potrebbe essere superiore di 200 punti base allo spread. Insomma, non si dovrebbe andar distanti stimando il minor costo per Fca tra il 2 e il 3 per cento all’anno per 3 anni, sul 70 per cento dell’intero importo. Quello dell’auto è un immenso problema, incombe su tutta l’Europa, ma tutti intanto pensano al presente: anche in Germania, dove Bmw, Daimler, Vw sono uniti nel chiedere un bonus rottamazione alla cancelliera (che pare sia rimasta freddina). Tra i due provvedimenti, il “finanziamento per sostenere spese ad attività produttive localizzate in Italia” mi sembra meno distorsivo dei prezzi, più direttamente efficace per far ripartire il ciclo produttivo, e soprattutto più coerente con l’intento risarcitorio dell’azione del governo, volto a ristabilire l’equilibrio rotto, non dal Covid-19 ma dalle azioni per contenerne la diffusione. Certo che non risolve tutti i problemi: ma questa non è una buona ragione per crearne di inesistenti.

(Il Foglio del 20/5/2020)

 
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