• mercoledì , 28 Ottobre 2020

L’idea di un’Agenzia Europea del debito

di Giuseppe Pennisi

I programmi di rilancio dei Paesi dell’Unione Europea implicano un aumento del peso del debito pubblico in tutti gli Stati membri. L’anno prossimo la pubblica amministrazione dell’Italia avrà il debito più alto dell’Ue (sul 170% del Pil) dietro a quella della Grecia (200%). Per “servire il debito” (ossia pagare per ammortamenti ed interessi) si dovranno tagliare spese pubbliche per servizi e per investimenti, frenando proprio quella che crescita che si vuole stimolare. La sospensione di accordi europei come il “patto di stabilità” influisce poco su come i mercati internazionali risponderanno al debito aggiuntivo, anche perché si è, e si sarà, in una fase di grande incertezza nell’economia internazionale.

Accantonate, per il momento, varie forme di eurobond, vale la pena riprendere in mano altre proposte per affrontare questo problema. Una è la creazione di un’Agenzia europea per il debito. Ai tempi della crisi finanziaria del 2009 lanciarono l’idea politici come Juncker, Monti e Tremonti, nonché economisti come De Grawe, Gros, Beck e Ubide (per non citare che i nomi più noti), senza peraltro entrare in dettagli tecnici. Un’Agenzia per il debito (dei Paesi in via di sviluppo) era stata proposta trent’anni fa all’assemblea generale delle Nazioni Unite dall’ex-Presidente del Consiglio italiano Craxi nella sua veste di rappresentante speciale dell’Onu per il debito del Terzo Mondo: i contenuti della proposta sono stati in gran parte attuati da Fondo monetario e Banca mondiale tra il 1991 ed il 2007. Da pochi giorni circola su questo tema un buon lavoro di quattro giovani economisti italiani – Massimo Amato (Bocconi), Everardo Belloni (Politecnico, Milano), Paolo Falbo (Università di Brescia), Lucio Gobbi (Università di Trento). In 32 pagine delineano un’Agenzia europea per il debito innovativa che, per le sue caratteristiche, potrebbe essere accettata anche da quegli Stati dell’eurozona sino ad ora ostili a forme di condivisione del debito. L’Agenzia è concepita come un operatore di mercato, i cui “proprietari” sarebbero gli Stati dell’eurozona (come avviene in altre istituzione dell’area dell’euro) ed avrebbe il meno possibile di garanzie pubbliche. La sua “missione” sarebbe quella di allineare il costo dei debiti delle pubbliche amministrazioni dell’area ai rischi “fondamentali” tramite l’emissione di un titolo europeo di alta qualità (tripla A) che resterebbe tale anche in periodi di estrema crisi finanziaria. Ciò darebbe all’eurozona un “safe asset” risultante non da mutualizzazione del debito ma da “pooling” (raggruppamento) dei debiti degli Stati membri. La Banca centrale europea (Bce) comprerebbe direttamente il titolo per garantire che il suo rendimento non sia maggiore del suo tasso nominale di interesse. In tal modo si appianerebbero le divergenze sul mercato dei titoli sovrani attribuibili a differenti rischi di liquidità e si romperebbe il circolo vizioso tra debiti delle pubbliche amministrazioni e sistemi bancari. Le simulazioni quantitative presentate nel lavoro indicano che per un livello di capitalizzazione notevolmente inferiore a quello del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), l’Agenzia sarebbe in grado di fare fronte a choc estremi come l’insolvenza di uno o più Stati. Gradualmente, poi, le banche centrali nazionali potrebbe sostituire titoli nazionali con il “safe asset” europeo emesso dall’Agenzia. E’ indubbiamente una soluzione di medio termine dato che la sua approvazione a livello politico e la sua attuazione richiederebbe tempo. La proposta è senza dubbio migliorabile. Occorre chiedersi, però, perché in Italia non se discute a livello istituzionale data la situazione del debito pubblicoe. Una formulazione nata nelle nostre università potrebbe diventare una carta vincente, o quanto meno più efficace delle solite geremiadi, nei negoziati europei.

(L’Avvenire del 21 maggio 2020)

 
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