• venerdì , 5 giugno 2020

Un Bazooka finanziario contro la crisi

di Luigi Paganetto

Che ci sia, a seguito dell’emergenza coronavirus, un problema di liquidità per il sistema economico è a tutti chiaro. Su come risolverlo le idee sono assai meno messe a punto.

Qualche giorno fa la Germania, seguita dalla Francia (ma anche dalla Danimarca) ha presentato le proprie proposte di intervento alla Commissione europea nell’ambito del “Temporary Framework”, strumento creato da poco che consente agli Stati membri di essere autorizzati ad interventi diretti a mitigare le conseguenze economiche del coronavirus.

Si tratta di interventi, in questi casi, che possono essere descritti come veri e propri “bazooka” perché, con una scelta senza precedenti, il governo tedesco ha chiesto l’autorizzazione, che gli è stata concessa, all’immissione nella propria economia di «un illimitato ammontare di liquidità». La Francia si è limitata a proporre l’immissione di 300 miliardi.

Elemento comune alle due richieste è lo strumento preposto a realizzare gli interventi. Si tratta di due Istituzioni finanziarie Kfw e Bfi France, istituti che agiscono sul mercato in regime privatistico ma sono posseduti interamente dal settore pubblico. Entrambi gli istituti hanno la funzione di investire per lo sviluppo, con la differenza che Bfi diversamente da Kfw ha anche natura e funzioni di banca. Ciò che importa è che entrambi gli istituti sono in grado di far arrivare la liquidità nececessaria, tempestivamente e direttamente, alle imprese che ne hanno bisogno in presenza di una garanzia pubblica .

In questa occasione il finanziamento di Kfw alle imprese viene garantito dallo Stato per l’80% del suo valore e addirittura fino al 90% per il caso di attività di investimento. Non è dunque lo Stato che interviene direttamente ma lo fa, in maniera assai più agile ed efficace attraverso istituti che operano sul mercato e sono in grado di valutare le esigenze dell’economia e delle imprese.

Si parla molto in questi giorni di interventi di sostegno al reddito delle famiglie che, per quelle bisognose, è indispensabile. C’è poi l’altro lato della questione altrettanto importante che è quello di chi ha visto venir meno le sue fonti di reddito per la chiusura, ovviamente necessaria, delle attività non essenziali.

Ciò che va considerato è che le filiere produttive nell’economia di oggi sono così complesse da mettere in crisi anche le imprese che, per essere definite essenziali, sono rimaste aperte. E ciò è vero non solo perché in molti casi vengono a mancare, per chiusura, le sub forniture senza le quali non è possibile realizzare il prodotto finito, ma anche per le difficoltà finanziarie che mettono in crisi molte piccole e medie imprese che lavorano per quelle più grandi. Ciò è grave, in questo momento, per il settore sanitario, soprattutto per la produzione di apparecchi medicali e strumenti diagnostici.

La verità è che la crisi in corso ha determinato strozzature dell’offerta oltre che caduta della domanda. Perché l’economia riprenda è necessario intervenire su queste strozzature, tanto più se riguardano settori rivolti all’export. Perdere il passo con i concorrenti in quest’occasione può significare perderlo anche per il futuro. Servono perciò interventi mirati che rimedino al venir meno di anelli essenziali del processo produttivo. La scelta tedesca e quella francese di intervenire a sostegno delle imprese con un’immissione immediata di liquidità realizzata da chi agisce sul mercato ed ha un mandato a favore dello sviluppo garantisce l’adeguatezza dell’intervento oltre che la sua tempestività. L’ampia garanzia dello Stato sui prestiti concessi consente un’azione che ha il solo limite della responsabilità degli istituti cui è demandato il compito del finanziare il sistema produttivo nel condurre le valutazioni necessarie per il finanziamento. Ma si tratta di istituzioni che hanno nel loro genoma non solo la competenza finanziaria, ma anche quella dello sviluppo, due aspetti da coniugare come non mai, oggi.

Il tema della ripresa non può essere rinviato e giustifica anche nel nostro Paese l’uso di un “bazooka” finanziario simile a quello tedesco.

(La Stampa del 4/4/2020)

 
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