• lunedì , 14 ottobre 2019

I PRECEDENTI DEGLI ANNI 80

di Giuseppe Pennisi

Oggi il Consiglio dei ministri è convocato per approvare l’’assestamento di bilancio’. Mai questa legge ha avuto così tanto notorietà, eppure non si tratta di una novità. È il disegno di legge finalizzato ad ‘assestare’ le previsioni di bilancio, che il ministro dell’Economia presenta alle Camere entro il mese di giugno di ciascun anno. Tale ddl viene preparato sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi, accertata in sede di rendiconto dell’esercizio finanziario scaduto il 31 dicembre precedente. Il ministro è autorizzato a provvedere alle variazioni di bilancio occorrenti per applicare le leggi varate nei mesi successivi e a fare variazioni compensative tra le varie dotazioni finanziarie.

Di solito, è un esercizio puramente tecnico-contabile, in cui gli spostamenti di stanziamenti avvengono nell’ambito dello stesso dicastero. Tuttavia, non è sempre stato così. Ci sono precedenti importanti che indicano come dall’’assestamento’ sono scaturite modifiche molto ampie alla manovra di bilancio per l’anno in corso o anche anticipi di quella per l’anno successivo. Non è del tutto un inedito, quindi, la mossa di Salvini di voler ‘anticipare’ la legge di bilancio, come strumento per il negoziato con l’Ue sulla ormai probabile procedura (anche se, stavolta, la tempistica sarà comunque diversa rispetto all’assestamento).

Negli anni Ottanta, in particolare, i governi Spadolini e Craxi partirono dal ddl di assestamento per elaborare disegni di legge chiamati giornalisticamente ‘Finanziariebis’, formalmente distinti ma a quel ddl paralleli e concettualmente collegati. Erano molto ampi e portarono, ad esempio, all’istituzione del Fondo investimento ed occupazione e al riassetto degli istituti per il Mezzogiorno. Anticipando parte della successiva manovra, contribuirono a metter fine alla piaga dell’esercizio provvisorio, che sembrava endemica alle prassi italiane.

Anche forti variazioni tra alcune stime di costo e le spese effettive probabili – come quest’anno per ‘Quota 100′ e per il reddito di cittadinanza – sono state spesso rivelate dall’’assestamento’. E già in passato si aprirono, dentro il governo in carica, dibattiti tra ‘rigoristi’ (che volevano utilizzare le somme risparmiate per ridurre deficit e debito) e ‘sviluppisti’, che intendevano invece impiegarle per programmi di crescita. Negli anni Novanta, i ‘rigoristi’ hanno avuto la meglio sugli ‘sviluppisti’ (e vennero tagliati drasticamente gli investimenti pubblici), a ragione della determinazione di fare includere l’Italia nel gruppo di testa dell’Unione monetaria.

Oggi il quadro è più complesso proprio a ragione della procedura per il debito che incombe sull’Italia e delle differenti posizioni su molti temi tra i due partner di governo. Tuttavia, proprio per questa ragione l’’assestamento’ si presta a non essere uno strumento solamente contabile, ma – avendone forza e capacità – a tentare una sintesi per fare ripartire il Paese su basi più solide.

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Fonte: Avvenire del 26 giugno 2019

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