• lunedì , 19 agosto 2019

Chi ha vinto (e chi ha perso) nel risiko europeo delle nomine

di Giuseppe Pennisi

Chi ha vinto e chi ha perso nel risiko delle nomine europee? Ha senza dubbio vinto l’asse franco–tedesco che si è assicurato le posizioni chiave: la presidenza sia della Commissione europea sia della Banca centrale europea. Ha senza dubbio perso il federalismo che da tempo puntava su un approccio elettivo almeno per la presidenza della Commissione i cui candidati sarebbero stati sottoposti al voto del Parlamento Europeo, e da tale voto sarebbe emersi. Invece, le nomine sono risultate da un complesso negoziato intergovernativo in cui i candidati proposti alle recente elezioni sono quasi subito spariti e si è preferito un negoziato in cui, con un complesso gioco di sponda, alcuni Stati (ad esempio, l’Italia) hanno abbandonato i loro alleati tradizionali per fare valere il loro ‘potere di maggioranza’ ed ottenere risultati che sbandierano come vittorie ma che o poco hanno a che fare con l’abilità negoziale o sono meri ‘premi di consolazione’.

PREMIO DI CONSOLAZIONE
Un esempio della prima fattispecie è l’elezione di David Sassoli, peraltro inviso all’attuale governo ed il quale, reciprocamente, non vede affatto di buon occhio la maggioranza gialloverde: Sassoli è espressione di una scelta del gruppo socialista e democratico del Parlamento Europeo, non di indicazione del governo italiano. Due esempi della seconda fattispecie sono il posticipo ad ottobre dell’esame dei conti pubblici dell’Italia (e dell’eventuale ‘procedura d’infrazione’) e la ‘promessa’ che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, avrebbe avuto secondo la quale all’Italia verrebbe assegnato il Commissario alla concorrenza con il rango di vicepresidente della Commissione.

EFFETTO PROCEDURA
In effetti, il rinvio della procedura è stato effettuato in corner grazie al fatto che per l’assestamento di bilancio i bravi tecnici della Ragioneria Generale dello Stato sono stati in grado di rastrellare tutti i possibili risparmi di cassa al fine di ridurre il rapporto tra indebitamento delle pubbliche amministrazioni e Pil al 2,1%. Ma i problemi si presenteranno a fine settembre quando la Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza dovrà documentare come trattare le clausole di salvaguardia (leggi: aumento Iva) e come finanziare la riduzione di tasse ed imposte (flat o meno). Il rinvio è una vittoria dei pentastellati che evitano una possibile crisi di Governo entro metà luglio ed elezioni politiche in settembre.

MANOVRA IN VISTA
Tuttavia, in autunno, il governo si troverà ad avere a che fare con un’Europa ‘rigorosissima’. La presidente della Commissione europea, la tedesca Ursula Von Der Leyen durante la crisi del debito greco propose di usare come garanzia per gli aiuti ad Atene le riserve auree greche e gli asset strategici ellenici. Talmente estrema che l’allora ministro dell’Economia tedesco, il super rigorista Wolfgang Schauble prese le distanze. Christine Lagarde alla Banca centrale europea è la stessa economista che nel 2013 disse: ‘Basta chiamarla austerità, meglio dire disciplina’. Fu lei a concettualizzare il commissariamento di Stati laschi con la troika.

Per quanto riguarda la promessa di un Commissario alla concorrenza con il rango di vicepresidente, molto dipenderà dal nome che verrà espresso – alcuni che girano non sono proprio i maggiori fautori di un mercato libero e concorrenziale- e da come verranno accolti non sono dagli altri Governi dell’Ue ma anche dal Parlamento Europeo. Dove – ricordiamolo- tre lustri fa, al termine di un’audizione, venne respinto Rocco Buttiglione. Infine, i ‘vecchi’ alleati dell’Italia si ricorderanno della notte di negoziati in cui ci schierammo con altri.

 
Fonte: Formiche del 4 luglio 2019

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