• giovedì , 20 giugno 2019

Sovranisti ed europeisti

di Mario Baldassarri

Una premessa. Da oltre venti anni i singoli stati nazionali europei hanno perso “sovranità” in almeno cinque campi: Difesa-sicurezza-immigrazione, Politica estera, Grandi investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, Energia, Alta ricerca tecnologica e Alta formazione di capitale umano.

Questa perdita di sovranità nazionale è avvenuta non perché “trasferita” all’Europa, ma perché “non è stata trasferita” all’Europa, unico soggetto in grado di fronteggiare, almeno su questi temi, il mondo globale.
E’ pura illusione pensare di riprendersi quella sovranità perduta facendo un “passo indietro” verso i singoli stati nazionali che singolarmente presi non possono più fornire ai propri cittadini quei cinque fondamentali “beni pubblici”.

Quella sovranità può essere ripresa soltanto con un “passo avanti” verso un nocciolo duro di Stato federale europeo che deve poggiare su un bilancio federale “aggiuntivo”, politicamente accettabile e possibile tra il misero 1,5% di Pil dell’attuale Europa intergovernativa ed il pieno bilancio federale degli Stati Uniti d’America pari al 25% del Pil.

Da ciò consegue che “nazional-sovranisti” ed “europeisti-a-prescindere” hanno entrambi una ragione ed un torto.
I nazional-sovranisti hanno ragione a criticare l’Europa intergovernativa che ha palesemente creato più problemi di quanti non sia stata in grado di risolverne. Hanno invece palesemente torto a proporre il ritorno all’indietro ai nazionalismi degli statarelli del passato, impotenti a dare ai loro stessi cittadini quei beni pubblici fondamentali.

Gli europeisti-a-prescindere hanno il torto di non criticare a fondo l’Europa intergovernativa, ma hanno ragione a sostenere che occorre un passo avanti verso l’Europa Federale. L’Europa Federale però non può essere solo una timida ragione appena sussurrata, occorre il coraggio di proporre un progetto preciso, una Europa a cerchi concentrici che veda al centro gli Stati federati d’Europa con un loro bilancio “aggiuntivo” e cinque ministri per i cinque temi che servono a riprendersi la sovranità in modo collettivo europeo.

Su questo, chi ci sta ci sta. Meglio se si partisse dal nucleo duro dei paesi dell’eurozona. Poi c’è il cerchio dell’Unione Europea con il mercato unico e la libera circolazione di merci e persone. Infine il cerchio largo dell’EAFTD (Europe-Africa-Free Trade and Development Area), l’area di libero scambio e cooperazione allo sviluppo tra Europa ed Africa.

Rispetto a queste due posizioni contrapposte, sarebbe meglio per tutti sommare “le rispettive ragioni”, partendo da una puntuale critica dell’Europa che c’è, quella intergovernativa, e contemporaneamente proponendo un “preciso progetto” per l’Europa che non c’è, quella federale.

Il rischio, in negativo per tutti, è invece quello di sommare i due torti: critica all’Europa Intergovernativa senza alcuna proposta concreta per costruire l’Europa Federale. In questo modo, l’Europa che c’è si dissolve e l’Europa che non c’è non ci sarà mai.

Risultato, nel mondo della globalizzazione, che sposta pesantemente il potere verso l’Asia, l’Europa non ci sarà.
Dall’altra parte dell’Atlantico, gli Stati Uniti si illudono di barcamenarsela da soli con accordi bilaterali, usando l’antica tecnica degli Oriazi e Curiazi e non vedendo che il gioco degli Oriazi e Curiazi lo sta già facendo la Cina in tutto il mondo. E quando Trump impone dazi, la Cina “svaluta” la sua moneta con unilaterale decisione politica e così si torna alla casella di partenza di un masochistico gioco dell’oca dove tutti ci perdono.

In questo modo l’occidente (Stati Uniti ed Europa insieme), rischia di subire impotente il proprio declino in questo XXI secolo e di fatto sceglie la strada del…”suicidio assistito”, da parte di classi dirigenti miopi e senza visione strategica, geo-politica, geo-economica e geo-democratica.

 
Fonte: da IlSole24Ore del 21 maggio 2019

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