• giovedì , 20 giugno 2019

C’è bisogno di eroi. O almeno di bravi cittadini

di Giuliano Cazzola

Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi” scriveva Bertolt Brecht. Ma – qualunque cosa pensasse il drammaturgo tedesco – sono altrettanto beati quei popoli che – quando se ne avverta la necessità e l’urgenza – vedono in campo, se non proprio degli eroi, almeno dei bravi cittadini.

Non abbiamo dimenticato che cosa è successo alcune settimane or sono nel quartiere periferico di Torre Maura, dove ad una comunità di Rom (per semplicità vogliamo chiamarli “zingari”?) è stato impedito – da una folla di residenti sobillati da militanti delle organizzazione neo fasciste – di accedere ad un immobile, adibito a finalità di accoglienza, a cui erano stati destinati dalle autorità competenti. A riscattare l’onore di una città e di un Paese, quella volta, fu un ragazzo di 15 anni che il giorno dopo si presentò in mezzo ai facinorosi – gli stessi che la sera prima avevano persino calpestato i panini destinati alla cena di quelle persone, bambini compresi – a sostenere che “nessuno deve rimanere indietro”. Il suo gesto disarmò i violenti e i picchiatori, perché in fondo sono dei vigliacchi, incapaci di sostenere il confronto con il tono pacato di un ragionamento.

Quel seme piantato a Torre Maura ha germogliato a Casal Bruciato. A proteggere una famiglia di Rom a cui era stata assegnata, secondo le regole del bando, un appartamento e che era stata immediatamente minacciata dagli attivisti di CasaPound, sono state le madri di famiglia e le maestre del quartiere che si sono organizzate con turni (anche di notte) per impedire ai teppisti di dar seguito alle loro minacce. Poi anche gli abitanti del quartiere hanno fatto sentire la loro voce, invitando i fascisti a togliere l’assedio. C’è stata la visita del sindaco Virginia Raggi. Una personalità impegnata in politica calcola sempre ciò che conviene e lo mette in relazione con ciò che sarebbe giusto fare. Il sindaco, in questa vicenda, ha compiuto l’opzione corretta, anche a costo di essere accolta con fischi ed insulti, di richiedere la tutela della Polizia e persino di essere redarguita dal suo capo politico che l’ha accusata di rovinare la danza macabra che i pentastellati stavano svolgendo intorno allo scalpo di Armando Siri.

Anche Di Maio si era messo a contendere il “prima gli italiani” al suo compagno di merende. Poi accortosi di aver esagerato, nei giorni seguenti, ha provato ad accomodare le uscite infelici con una dichiarazione ancor più discutibile: ”Non bisognerebbe schierarsi ma usare il buon senso – ecco il pensiero di Di Maio – Dobbiamo rivedere delle leggi a livello nazionale: se c’è un italiano che aspetta una casa da 20 anni e poi ci sono dei cittadini stranieri che in 5 anni che sono qui, scavalcano quello che aspetta da 20 anni, è chiaro che succede un casino come quello che sta avvenendo”.

Di grazia, dove sta lo scandalo? Una famiglia di stranieri comunitari ha i medesimi diritti di quelle italiane. Se in 5 anni riesce ad ottenere l’assegnazione di un appartamento non scavalca nessuno; si vede che dispone dei requisiti richiesti. Certo, con la nostra cultura può sembrare non troppo rispettoso della condizione (e della salute) della donna che una signora ancora in giovane età abbia già partorito 12 figli. Ma questa è un buon motivo di discriminazione? A me sembra di no, visto peraltro che quella famiglia tentava di uscire da una situazione di degrado e di integrarsi nella società, attraverso la frequenza della scuola e il lavoro.

Anche Papa Francesco ha voluto mandare un segnale di solidarietà chiedendo di incontrare quella famiglia ed esortandola a resistere. Sono gesti importanti, che hanno sollecitato l’intervento delle Forze dell’Ordine in difesa di chi agisce nella legalità e che incoraggiano chi non è d’accordo con queste campagne a sfondo razziale a non sentirsi solo e a porsi la domanda del “che fare?”.

Anche la Marina Militare, nei giorni scorsi, non è venuta meno al suo codice di onore nel Canale di Sicilia. I gesti contano. La Danimarca è l’unico Stato europeo insignito dell’onorificenza di “Giusta tra le nazioni” per la sua resistenza alla deportazione degli ebrei, durante l’occupazione nazista, a partire dal 1940. La popolazione si mobilitò per salvare gli ebrei danesi traghettandoli in Svezia nel 1943. Il sovrano, Cristiano X, dichiarò che si sarebbe appuntato sul petto la stella gialla di David e avrebbe invitato tutti i danesi a fare altrettanto se i nazisti avessero imposto le leggi razziali. La comunità ebraica di quel Paese riuscì, in buona parte, a scampare all’Olocausto.

Certo per Papa Bergoglio è stato abbastanza facile ricevere quella famigliola stupefatta per tanta attenzione. Pio XII avrebbe avuto qualche problema in più a fare altrettanto al momento della deportazione degli ebrei romani. Non c’è dubbio, però, che i motivi del silenzio della Chiesa cattolica al momento delle leggi razziali andrebbero rivisitati almeno sul piano storico. Tutto ciò premesso, il problema dell’Italia non è CasaPound (anche la chiusura dello stand del Salone del libro di Torino è abbastanza discutibile e probabilmente si tradurrà in un favore a Salvini e al suo libro).

Durante il conflitto politico e ideologico tra l’Urss e la Cina popolare, nel corso degli anni ’60, i partiti comunisti europei filosovietici evitavano di criticare il gigante asiatico e se la prendevano con la piccola Albania (allora filocinese). Si parva licet, anche oggi chi non ha il coraggio di attaccare Matteo Salvini vuole mettere fuori legge CasaPound. Il vero pericolo per il nostro Paese è Matteo Salvini. Non si era mai visto un ministro degli Interni (che si proclama contrario alla violenza e all’illegalità) riferirsi pubblicamente ai profughi, agli immigrati e ai Rom (alcuni dei quali sono pure cittadini italiani) con espressioni di disprezzo, assumendo su di sé il potere di decidere, senza curarsi di ciò che stabiliscono le leggi e di attenersi alle materie di sua competenza.

Salvini ha coltivato la malapianta dell’insicurezza, incutendo negli italiani paure infondate. Basti pensare che quando i media lo hanno attaccato (peraltro usando la sua stessa moneta falsa) per la sparatoria nel centro di Napoli, si è premurato di ricordare che i reati, in Italia, vanno progressivamente diminuendo da anni. Però, ha voluto una legge sulla legittima difesa che si è permessa persino di novellare in pejus le norme del Codice Rocco (del 1930).

Poi, come la mettiamo con l’aritmetica dei clandestini, il cui numero pare essere molto inferiore a quello urlato nelle piazze? E come la mettiamo con il sequestro della nave Mare Jonio accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina soltanto perché ha salvato degli esseri umani che per non diventare clandestini dovevano rassegnarsi ad affogare? Anche se non è in vista un cambiamento (l’attuale maggioranza può andare a picco solo con le sue mani), i fatti di Casal Bruciato ci dicono che non tutto è perduto. Quando Salvini decretò la chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto (seguendo la strategia di colpire le strutture che stavano realizzando – come nel caso Riace – dei risultati positivi sul terreno dell’integrazione) ci fu soltanto una parlamentare che cercò di fermare – simbolicamente – gli automezzi della Polizia che eseguivano lo sgombero. Poi è venuta la volta dei Rom: condannare in blocco un’etnia è molto pericoloso. Gli “zingari” facevano compagnia agli ebrei nei campi di sterminio. La fabbrica delle menzogne è sempre all’opera. È facile inventarsi dei “Protocolli dei Savi …. gitani”.

 
Fonte: da HuffPost del 11 maggio 2019

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