• mercoledì , 18 settembre 2019

RIFORMA DELL’EUROZONA CRUCIALE PER L’ITALIA

di Giuseppe Pennisi

Il 13 ed il 14 dicembre si terrà l’ultimo Consiglio Ue del 2018. È una riunione particolarmente importante dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione non solo per gli argomenti all’ordine del giorno, ma anche e soprattutto per un punto che può diventare il tema principale del dibattito: la graduale riforma dell’Eurozona ed in particolare la ristrutturazione dei debiti sovrani.

Questo tema, decisivo per l’Italia, è stato poco discusso sui media nel nostro Paese, perché offuscato dalla trattativa sulla legge di bilancio che il Governo sta conducendo con la Commissione europea. È stato argomento di seminari e convegni di centri di ricerca, come CER, IAI, Astrid , ma non c’è stato un vero dibattito pubblico e non si sa quale è la posizione del Governo.

Nelle ultime riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin, i Ministri dell’eurozona hanno deciso che il meccanismo europeo di stabilità diventerà il paracadute del Fondo europeo di risoluzione bancaria già prima del 2020 (come ipotizzato sino a qualche mese fa) «purché vi siano state sufficienti riduzioni dei rischi nei bancari».

Hanno, inoltre, varato nuove regole creditizie relative sia ai requisiti di capitale sia alle misure che dovrebbero facilitare la risoluzione di una banca. Soprattutto, il Meccanismo di stabilità avrà un ruolo maggiore nella gestione di eventuali crisi bancarie e potrà garantire linee di credito precauzionali ai Paesi membri, con regole chiare, precise e specifiche condizioni ex ante, ma senza che sia necessario negoziare e firmare con il governo dello Stato in difficoltà un vero e proprio memorandum di intesa. Su questi punti, si è lontani da una convergenza ma si è pur sempre trattato di una ‘svolta’, come sottolineato dal Commissario agli affari economici e finanziari Pierre Moscovici.

Dai seminari menzionati, a cui hanno partecipato anche esponenti delle istituzioni europee, emerge che per completare la ‘svolta’ ci sono almeno tre punti nodali su cui tutti gli Stati (e per quanto ci riguarda soprattutto l’Italia) dovrebbero prendere posizione. Il primo punto è come misurare «la sostenibilità» del debito, su cui la Commissione e la Banca centrale europea hanno effettuato studi e individuato nuovi indicatori che superino lo spread. Il secondo aspetto è come mettere in atto una «rete di sicurezza» che, al tempo stesso, sostenga lo Stato in difficoltà, argini il ‘contagio’ ed, eventualmente, preveda agevolazioni europee ad una ristrutturazione.

Sono temi complessi su cui molti Stati membri dell’Ue hanno linee politiche chiare (come indicato, indirettamente, dal ‘cordone sanitario’ informale, in atto da circa sei mesi, per impedire che eventuale instabilità finanziaria in Italia tracimi nel resto dell’area). La posizione dell’Italia, se formulata in sede europea, meriterebbe di esser resa nota ai cittadini.

Infine, terzo punto, chi deve essere il prestatore di ultima istanza? La Bce o il Meccanismo di stabilità? E quali devono essere le regole e le procedure decisionali? Se ne parla in tutte le sedi europee ma non è dato sapere qual è il punto di vista di Roma.

 
Fonte: da Avvenire del 12/12/2018

Articoli dell'autore

Lascia un Commento

*