• sabato , 17 novembre 2018

Tra Italia ed Europa un gioco ad ultimatum che trascura i veri rischi

di Giuseppe Pennisi

Ormai siamo ad uno scontro al calor bianco. Si sarebbe potuto evitarlo, moderando i toni e facendo qualche concessione. Ma le elezioni europee ed il termine del mandato della Commissione incombono. Da un lato, i due partiti del ‘governo del cambiamento’ vogliono presentarsi alle urne come vincitori nei confronti delle istituzioni europee. Da un altro, l’esecutivo comunitario non può terminare il proprio mandato ‘condonando’ violazioni dei Trattati e delle raccomandazioni dell’Ue ad uno dei grandi Stati membri.

In termini di ‘teoria dei giochi’, è in corso un gioco ‘ad ultimatum’. Tale gioco ha due caratteristiche: una mano o una partita sola. Tra i due contendenti chi vince, vince tutto e, di conseguenza, chi perde, perde tutto. Un ‘gioco’, per intenderci, come quello tra Don Giovanni e il Commendatore nelle varie versioni teatrali e musicali della leggenda del Burlador di Siviglia.

Roma è convinta di avere la carta vincente; il 3 ottobre, in un convegno internazionale a Washington sul ‘caso Italia’, è stato sottolineato che il nostro Paese è ‘too big to fail’, cioè troppo grande perché ci si possa permettere di fargli fare fallimento senza che trascini con sé il resto dell’Eurozona. È questa la carta che gioca il governo, anche per fugare la prospettiva del ‘cigno nero’ illustrata dal ministro per gli Affari Europei Paolo Savona sull’uscita dall’euro. Ma allo stesso convegno a Washington è stato sottolineato che l’Italia è ‘too big to bail’ (troppo grande per tirarla fuori da suoi problemi) e che si è «di fatto già posta fuori dall’Eurozona».

All’asso di picche del governo italiano, l’Ue può rispondere con un asso di denari ed una strategia sotterranea già in atto. L’asso di denari è il combinato disposto dell’articolo 140 del Trattato di Maastricht e dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona: in termini giuridici, la dottrina dominante è che chi esce dall’euro (o ne è cacciato) è automaticamente fuori dall’Unione Europea e perde accesso al mercato unico e tutto il resto (compresi funzionari e dirigenti nelle istituzioni europee). Sarebbe un po’ come rispondere con la bomba atomica ad un bombardamento aereo. Tutti vogliono evitarlo, ma in un gioco ‘ad ultimatum’ è bene tenere questa ipotesi sul fondale.

Nel contempo, la strategia è quella di costruire ‘un cordone sanitario’ attorno all’Italia per impedire che le turbolenze interne contagino il resto dell’Eurozona. Lo descrive bene un documento appena messo online dall’European stability mechanism (il working paper numero 31). Per chi è meno avvezzo alla teoria dei mercati finanziari, ma lo è alla prassi, eloquente è l’andamento dei Credit default swaps (Cds) che offrono la possibilità di acquistare un’assicurazione contro il rischio di default dell’Italia.

Pagando un premio semestrale, restituiscono ai sottoscrittori il valore nominale assicurato, proprio come una polizza assicurativa di un’auto . Più alto è il rischio percepito, più alto è il premio dei Cds. Come lo spread, anche il premio sui Cds sul debito pubblico italiano è salito. Ed è un fattore che non va sottovalutato.

 
Fonte: Da Avvenire, 28 ottobre 2018

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